STORIES & TRAVELS (il blog)

PARIGI JE T’AIME

PARIS JE T’AIME

 

 

L'Ile de la Cité

L’Ile de la Cité

 

 

Paris je t’aime

 

 Parigi io ti amo.

Una chiara dichiarazione d’amore per una città unica e meravigliosa. Sembra una frase scontata, ma non lo è, poichè è una città che ti coinvolge, una città che ti sbalordisce con le sue bellezze.

Io l’adoro !

 

E’ la città che insieme a New York ho eletto come più bella del mondo.

 

Paris Tour Eiffel

Paris Tour Eiffel

 

 

Raccontare Parigi a chi ancora non ci è stato (questa è una mancanza che deve essere assolutamente colmata 😉 ) non è facile, si rischia di cadere nel retorico e di ripetere i soliti luoghi comuni. Allora che si fa ? Si racconta il proprio viaggio, le impressioni, gli odori, il cibo. Il tutto in modo casuale, senza un itinerario preconfezionato.

I simboli di Parigi sono tanti: la Tour Eiffel in primis , l’Arc de Triomphe, Le Louvre con le sue piramidi all’esterno e la Monna Lisa all’interno, Le Trocadero, la Senna, le Champs-Élysées, l’Hôtel National des Invalides con il Dôme des Invalides, il mausoleo che conserva la tomba di Napoleone Bonaparte, il museo d’Orsay, l’Orangerie, la Senna, il Moulin Rouge, Notre Dame, le Sacre Coeur. Sembra una lista infinita e di fatto lo è.

 

 

Trocadero e Tour Eiffel

Trocadero e Tour Eiffel

 

 

 

Non esiste un ordine preciso od un itinerario da seguire per visitare Parigi, è una città che conquista il visitatore e lo ammalia con le sue bellezze. E’ una città in cui si vorrà ritornare, magari più volte, per scoprire qualcosa di nuovo, per poter vivere atmosfere uniche.

Da dove partiamo ? Direi dalla Tour Eiffel e dal Trocadero.
Questo è per antonomasia IL simbolo di Parigi, quello che la fa riconoscere in tutto il mondo. Una struttura costruita tra il 1887 ed il 1889 per l’esposizione universale. Lo scopo era quello di commemorare il centenario della rivoluzione francese, furono utilizzate solo travi di ferro, se ne contano più di 18.000 fissate da 5 milioni di bulloni ed il peso complessivo è di circa 10.000 tonnellate. Gustave Eiffel, il progettista della Tour, ottenne il permesso di lasciarla dove ancora si trova oggi per soli 20 anni, ma essendo diventata uno degli emblemi della città, oltre che sede di antenne per le telecomunicazioni e di esperimenti, nonchè di parafulmini a salvaguardia della città, venne lasciata in via definitiva.

 

Trocadero e Tour Eiffel

Trocadero e Tour Eiffel

 

 

La struttura subisce notevoli cambiamenti dovuti al freddo dell’inverno (quando il ferro si contrae) e al caldo dell’estate, si contano fino a 15 cm di differenza nell’altezza. Nelle giornate di forte vento sulla cima si possono misurare oscillazioni anche di 12 cm mentre, di notte, la torre è illuminata da 350 proiettori da 1000 watt cadauno e da 22.000 lampadine. Numeri impressionanti.

Purtroppo oggi, causa attentati e terrorismo, vi si può accedere solo dopo estenuanti controlli di sicurezza e vari passaggi al metal detector. Peccato.

Al di là del fiume troviamo il Trocadero.

Questo è uno spazio di oltre 10.000 metri quadrati che comprendono il Palais de Chaillot e i famosi giardini con la Fontana di Varsavia. L’attrazione è rappresentata appunto dalla fontana i cui giochi d’acqua incoronano la bellezza della Tour Eiffel. I getti d’acqua raggiungono i 12 metri di altezza e numerosi cannoni sparano quantità impressionanti d’acqua.

 

Interessante per riposare nelle belle giornate il giardino che si stende di fronte alla Tour Eiffel e che prende il nome di Camp de Mars

Vi si recano tantissime persone per oziare, riposare, giocare con i bambini.

All’interno dei giardini si trova il Monumento ai diritti dell’uomo e dei cittadini, realizzato nel 1989 per il bicentenario della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino dallo scultore Yvan Theimer, e il “Mur pour la Paix”  realizzato da Clara Halter e Jean-Michel Wilmotte.

 

 

Camp de MarsCamp de Mars

 

 Camp de MarsCamp de Mars

Spostiamoci verso Notre Dame e in metropolitana avremo di che stupirci. Stazioni sempre diverse e con un vago sapore d’antan, della Parigi che vediamo in molti film in bianco e nero.

Paris metropolitana

Paris metropolitana

 

 

Paris metropolitana

Paris metropolitana

 

Arrivati alla fermata di Notre Dame vedremo la meravigliosa cattedrale davanti a noi. Impossibile non fermarsi e cercare Quasimodo che sbircia dalla torre campanaria. La prima cosa che ho fatto è stata di individuare Esmeralda sulla piazza ed appunto Quasimodo sul parapetto della torre campanaria.

 

 

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Dopo una cosa di circa un’ora riusciamo ad entrare nella cattedrale ed un senso di inferiorità ci assale. Maestosa è il termine giusto per descriverla, imponente l’aggettivo che le si addice.

 

 

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Notre Dame, interno

 

 

Notre Dame

Notre Dame

 

 

Usciamo per rifare la fila per salire alle torri ma scopriamo che ci sono circa 5 ore di attesa. Prenotate in anticipo i biglietti ed avrete una corsia preferenziale, lo potete fare anche online comodamente da casa vostra ad esempio da questo link, verificate in internet perchè ci sono molte agenzie che offrono pezzi diversi.

 

 

Mr Paff a Notre Dame

Mr Paff a Notre Dame

Metropolitana e si scende accanto al Louvre.

 

 

Anche qui ci lasciamo avvolgere dalla bellezza delle architetture che ricordano i fasti della monarchia e dallo stacco netto delle piramidi volute da Mitterand. Prenotate con largo anticipo ed accederete velocemente alle sale.

le Louvre

le Louvre

 

 

 

 

Lasciatevi, soprattutto, conquistare dalla bellezza delle realizzazioni moderne che ben si integrano con il complesso. Cercate viste insolite, muovetevi e trovate l’angolo particolare.

 

 

Le Louvre

 

 

 

Le Louvre

 

 

Il Louvre e le piramidi in vetro sono oggetto di leggende e di allusioni tanto strane quanto originali. Chi vuole pensare a rituali magici, chi a riti massonici, chi ad energie celesti veicolate soprattutto dalla piramide rovesciata che sfiora la punta di un’altra più piccola al piano inferiore.
Il film “Il Codice Da Vinci” tratto dal romanzo di Dan Brown ha solo complicato ulteriormente le cose fornendo materiale a chi già individuava segreti nascosti.
Si narra che il progetto dell’architetto Ieoh Ming Pei, voluto da Mitterand, sia dedicato al diavolo essendo una ripetizione del numero 6, che il corpo dell’ex presidente francese sia stato sepolto in segreto sotto alle piramidi e che, questa è stata veicolata dall’opera di Dan Brown, sotto alla piramide più piccola sia sepolto niente meno che il corpo della Maddalena.

Comunque sia queste leggende hanno aumentato a dismisura l’interesse per l’opera faraonica, altro richiamo esoterico e massonico. Fatto sta che quello che fu definito “un grande errore” è divenuto uno dei simboli di Parigi.

A questo link potrete trovare un po’ di storia del museo, mentre a quest’altro qualche curiosità sulle piramidi.

 

 

 

 

ORANGERIE

 

Dal Louvre attraversando il parco e mantenendosi quindi sul lato sinistro si giunge al Musée D’Orsay e all’Orangerie. Puro spettacolo per gli occhi.

Le code non sono eccessivamente lunghe e quindi entriamo in 10 minuti. Partiamo dall’Orangerie perchè vogliamo inebriarci subito con i capolavori di Monet, le Ninfee.

 

 

Le Ninfee, Monet

 

 

 

 

 

L’Orangerie è una struttura che ha avuto destinazioni diverse fino al collocamento dell’ultima opera di Monet che la valorizzano ed hanno, al contempo, trovato un luogo dedicato solo alla loro enorme bellezza.

In una sezione separata si trova una nutrita collezione di quadri di Cézanne, Picasso, Renoir, Modigliani, Matisse e Rousseau.

Se volete qualche informazione extra sulle Ninfee seguite questo link.

 

 

MUSÉE D’ORSAY

Il musée d’Orsay si trova a poca distanza dall’Orangerie sulla sponda opposta della Senna.

Questa è un’altra delle meraviglie di Parigi, si tratta della vecchia stazione ferroviaria d’Orsay.

Come sempre prenotate i biglietti da casa prima di partire ed eviterete lunghe file per entrare.

 

 

 

Museo d’Orsay

 

 

 

Il Museé d’Orsay nacque come Palazzo d’Orsay e nel 1989 fu trasformato in stazione ferroviaria per servire i viaggiatori che si recavano a Parigi per l’Esposizione Universale del 1900.

Successivamente le grandi linee ferroviarie furono spostate alla Gare d’Austerlitz e la Gare d’Orsay continuò a servire il traffico locale.

 

Nel corso del XX secolo fu adibito a caserma e transito dei prigionieri di guerra. Dal 1950 rimane inutilizzato fino agli anni 70 quando il presidente Giscard d’Estaing decise di dargli nuova vita trasformandolo in museo. Prima di lui il presidente Pompidou pensò di abbatterlo per costruire un parallelepipedo in vetro multi funzionale, ma i parigini si opposero fermamente salvando la struttura.

 

 

Museé d'Orsay

Museé d’Orsay

 

 

L’interno ed i percorsi come li vediamo oggi sono opera dell’ingegno dell’architetto italiano Gae Aulenti che volle mantenere la struttura della stazione ferroviaria integrandola con una visione moderna.

 

 

 

Museé d'Orsay

Museé d’Orsay

 

 

All’interno potrete trovare opere di pittura, di scultura e fotografie dell’800 e del ‘900. Capolavori di Van Gogh, Monet, Manet, Renoir, Picasso.

 

 

Museé d'OrsayMuseé d’Orsay

 

Link al Musée d’Orsay

 

 

Usciti dal museo, guardando la sponda opposta della Senna, si vede il parco. Bene, attraversiamolo e portiamoci verso gli Champs-Elysee.

 

 

Parigi

 

Parigi vive anche del fascino e della magnificenza di questo splendido viale che parte da Place de la Concorde ed arriva fino a Place Charles de Gaulle dove si trova l’Arc de Triomphe.

 

Gli Champs-Elysee sono stati voluti da Maria de’ Medici nel 1616 e nel corso dei secoli sono stati trasformati con l’aggiunta di fontane, palazzi sontuosi e negozi sempre più lussuosi. Il nome si ispira chiaramente alla mitologia.

Oggi potrete trovarci le boutique del lusso, saloni di case automobilistiche di prestigio, ristoranti pregiati, gioiellerie e tanti palazzi che inneggiano all’architettura del periodo più fulgido della Francia e di Parigi ed il Lido, uno dei più celebri cabaret della città.

 

 

Peugeot Dakar 2017

 

 

A questo link ed a questo alcune curiosità.

In fondo, in Place Charles de Gaulle, troneggia solitario l’Arc de Triomphe.

 

 

Arc de TriompheArc Arc de Triomphe

 

 

Napoleone Bonaparte volle questo monumento nel 1806 dopo la battaglia di Austerlitz per celebrare i suoi trionfi ma fu terminato solo verso la metà del XIX secolo dopo molte peripezie. Fin dall’inizio i due progettisti diedero vita a feroci litigi tanto che l’amministrazione decise di affidare i lavori ad uno solo di loro, i lavori procedettero lentamente e furono sospesi più volte. La morte dell’architetto, seguita a pochi giorni di distanza da quella del suo rivale impose un primo stop. Le sconfitte prima e la caduta di Napoleone dopo, misero in serio dubbio la sua realizzazione finchè Luigi Filippo fece in modo di portare a termine l’opera.

 

 

Montmartre e Le Sacre Coeur

 

 

Il simbolo del quartiere di Montmartre è la basilica del Sacre Coeur.

 

 

 

 

 

Parigi, durante il periodo di Napoleone III, non comprendeva la collina su cui sorse Montmartre. I parigini si spinsero al di fuori della loro città per evitare le tasse essendo, questa, zona libera e con ampie aree coltivabili.

Nel corso dei decenni si creò un vero e proprio quartiere alle porte di Parigi, un luogo festaiolo e frequentato da artisti. Pittori, scultori, attori, poeti. Si beveva vino (prodotto dalle uve ottenute dalle vigne della zona) e si frequentavano i teatri, si assisteva agli spettacoli di cancan e di balletti.

 

Qui si respirava l’aria della belle epoque, Picasso dipinse alcuni quadri, nacque il cubismo e la pittura moderna, sorsero locali divenuti famosissimi: il Moulin Rouge, Le Chat Noir.

 

 

 

 

 

Sulla collina di Montmartre si trova la Basilica del Sacre Coeur.
Sorge sul luogo della martirizzazione di San Dionigi nel III secolo.

La leggenda vuole che il Santo dopo la sua decapitazione raccolse la testa e la portò tra le mani per alcuni kilometri e, passando davanti ad una fontana, la lavò.

 

La basilica è imponente e domina tutta Parigi, è in stile romanico-bizantino ed è stata costruita solo con donazioni private.

La caratteristica principale è quella di essere sempre candida, questo effetto è dovuto alla pietra con cui è costruita, quella di Château-Landon, che con l’acqua forma calcina dando il colore bianco a tutta la basilica. Dopo la pioggia i muri sono bianchissimi.

 

L’interno della basilica non è nulla di particolare, ma salendo sulla sommità della cupola si gode di una vista spettacolare su tutta Parigi.

 

 

 

ParigiParigi

 

 

Fermarsi sui gradini che portano dalla strada alla basilica significa poter assistere a spettacoli di artisti di strada: musicisti, giocolieri, acrobati.
Piacevolissimo e divertente.

 

 

 

Parigi

Parigi

 

 

 

Parigi

Parigi

 

 

Nel quartiere, come detto sopra, una istituzione è rappresentata dal Moulin Rouge.

Devo spiegarvi che cos’è ??? No, non credo !

 

 

Moulin Rouge

 

 

E’ un film con Nicole Kidman, è immaginario collettivo di belle donne e brave danzatrici, è un locale di intrattenimento con balletti di cancan , è divertimento.

 

La storia del Moulin Rouge la potete trovare seguendo questo link 

 

 

Les Invalides

 

 

L’Hotel des Invalides è un complesso enorme voluto da Luigi XIV  (detto il Re Sole) per ospitare i militari tornati invalidi dalle guerre, per garantire loro l’assistenza necessaria ed una vecchiaia dignitosa.

 

 

Les Invalides

 

 

L’insieme è maestoso e presenta una facciata classica, capolavoro dell’architettura francese del XII secolo ed una chiesa con cupola di stile barocco: il Dome des Invalides .

La chiesa barocca nacque come cappella privata di Luigi XIV e divenne pantheon militare durante il regno di Napoleone. Infine divenne la tomba del condottiero.
Al centro della struttura troneggia il sarcofago dell’Imperatore Napoleone Bonaparte.

 

 

Quello che ho indicato non esaurisce la bellezza di una città unica come Parigi, gironzolate senza meta, perdetevi tranquillamente per le sue vie, ammirate ogni suo angolo. Troverete di continuo qualcosa che vi lascerà a bocca aperta.

Entrate in una patiserie e comprate una scelta di macarons (favolosi e carissimi quelli di Ladurée  

ma credetemi ne vale la pena) o se ne avete voglia concedetevi una gaufre con cioccolata o gelato o crema di pistacchi ( a questo link potrete trovare le migliori della città ), se lo stomaco si fa sentire all’improvviso perchè non concedersi un assiette de fromage con una selezione di formaggi francesi cremosi o stagionati ?

 

 

Parigi

 

 

 

Parigi

 

 

Concedetevi anche un giro notturno, magari dopo aver cenato a La Table de Genevieve .

 

 

Parigi

 

 

 

Parigi

 

 

Prima di chiudere la carrellata su Parigi vi racconto qualche curiosità perchè una città simile ha diverse storie e leggende che la accompagnano attraverso i secoli.

In Place de la Bastille si trova un obelisco che commemora i morti della rivoluzione e pare che nel sottosuolo sia state sepolte due mummie egizie fatte entrare in Francia illegalmente spacciandole per un carico di pesce.

Nella Bastiglia, prigione del terrore e della crudeltà, furono rinchiusi Cagliostro e Voltaire, vi rimase per tutta la vita anche il prigioniero conosciuto come “la maschera di ferro”.  Bene, la reale identità di questa persona rimane un mistero, mai nessuno seppe di chi si trattasse. La leggenda narra di un fratello gemello del Re Sole rinchiuso fino alla sua morte per impedirgli di reclamare il regno di Francia.

 

 

Nel cimitero di Pere Lachaire sono sepolti i corpi di Moliere, Oscar Wilde, Jim Morrison e molti altri personaggi famosi. Una tomba in particolare ha alimentato una leggenda: quella di Abelardo ed Eloisa. Abelardo era un chierico ed era l’amante segreto di Eloisa, poichè i chierici non potevano prendere moglie la loro unione era ostacolata dalle istituzioni e dalle rispettive famiglie. Quando furono scoperti Eloisa venne rinchiusa in convento ed Abelardo fu castrato. I due amanti poterono ricongiungersi solo dopo la morte, furono infatti sepolti insieme.
Insomma una tragedia alla “Giulietta e Romeo” in chiave francese.

 

 

In Avenue Junot al 21 si trova la casa della strega. Qui si trova la casa della strega ovvero la casa di una signora che viveva sola e soprannominata “la strega” dai bambini del quartiere. Si trova in cima ad una scalinata a Montmartre e qui si trova anche la pietra. Un grosso masso che dovrebbe proteggere l’amore degli amanti che vi poggiano sopra le mani.

 

 

Su Notre Dame vivono decine di leggende. Quella che riguarda le serrature dei portali di ingresso è la più buffa. Si narra che le autorità ecclesiastiche commissionarono le serrature ad un giovane fabbro di nome Biscornet il quale accettò pur sapendo che sarebbe stato un lavoro immane per la sua piccola fucina. Non riuscendo a terminare il lavoro nei tempi prestabiliti il giovane si recò all’Ile Saint Louis per votarsi a Satana ed ottenere in cambio la possibilità di realizzare il lavoro.

Così fu e Biscornet consegnò le serrature in tempo ma il giorno dell’inaugurazione le porte non si aprirono e furono necessari esorcismi e preghiere per permettere l’accesso dei fedeli alla Cattedrale.

Biscornet morì dopo poco tempo e si sussurra che il suo fantasma vagasse per il cimitero  cantando strane melodie sataniche.

In realtà osservando l’unica serratura originale rimasta, quella laterale sinistra che affaccia sulla piazza, si comprende che nel XII secolo fu facile associare la bellezza e la complicazione di tale opera all’intervento del diavolo anzichè riconoscere che un solo uomo fosse riuscito a realizzare un’opera simile.

 

La leggenda più truculenta di Parigi è quella del barbiere sanguinario. Nell’iIle de la Citè si trovava una patiserie rinomata per i suoi pasticci di carne, il barbiere che stava a fianco della pasticceria sgozzava i suoi clienti per fornire i cadaveri al pasticcere. Un giovane studente fu vittima del crudele barbiere ma il suo cane abbaiò e guaì per giorni e notti di fronte alla porta del negozio insospettendo i vicini. I due criminali furono scoperti ed giustiziati. La patiserie e la barberia furono distrutte.

Il luogo dove nacque questa leggenda, che ispirò anche il film Sweeney Todd – Il diabolico barbiere di Fleet Street si trova in Rue Canoinesse.

 

 

 

Chiaramente una città come Parigi non esaurisce in questo modo la sua bellezza e la sua unicità, ci sono molte altre attrazioni e tantissimi spunti per tornarci più e più volte.

E’ una città che merita sicuramente un viaggio all’anno.

 

 

Marocco, la perla del Maghreb

Marocco, la perla del Maghreb

 

 

Tombe Merinidi

Tombe Merinidi

 

 

 

Marocco e subito si pensa al caos, al suq (suk, souk), alle bancarelle. Il Marocco non è solo questo, è anche cultura, arte e raffinatezza.

Da tempo volevamo assaporare i ritmi ed il caos marocchini, senza dimenticare la cultura ed i loro sapori, ma l’occasione non si presentava. All’improvviso ci troviamo coinvolti in un viaggio fotografico la cui meta era libera, un solo paletto da rispettare: il colore. La scelta della destinazione è immediata.

 

Atterriamo a Casablanca con in testa un itinerario ben preciso: Meknès, Fes, Chefchaouen, Rabat, Casablanca. Sei giorni a zonzo per il nord del Marocco e tante cose da scoprire, tanti sapori da assaggiare, tanto colore ogni giorno. Noleggiamo un’auto e partiamo.

 

La prima meta è Meknes e ci arriviamo in circa 4 ore percorrendo una splendida autostrada, i kilometri si susseguono in un tripudio di verde e di campi coltivati, colori sgargianti e colline che fanno da quinta. Ad un certo punto ci domandiamo se ci troviamo in Marocco o in Umbria.
Arriviamo a destinazione senza intoppi e troviamo abbastanza facilmente il Riad che ci ospiterà.

 

 

 

Meknes, la medina

Meknes, la medina

 

Il riad si trova nella medina (la città vecchia) e durante il tragitto per raggiungerlo (ci siamo persi un paio di volte nelle strette ed anguste viuzze, ma questo è inevitabile) abbiamo avuto un primo assaggio delle architetture e della caratteristica vita marocchina.

 

Arrivati al nostro riad e varcata la porta di ingresso rimaniamo a bocca aperta, davanti agli occhi abbiamo un ambiente da favola. Sembra di essere stati catapultati nel mondo delle mille e una notte.

 

 

Meknès. riad Bad Berdain

Meknès, riad Bad Berdain

 

Il termine riad, o più correttamente riyad, indica una forma di architettura spontanea tipica del Marocco. La si trova solo nella parte vecchia delle città, la medina, ed è un palazzo a più piani che si sviluppa intorno ad un cortile. La caratteristica principale è che le finestre danno solo sul cortile interno per una forma di pudore tipico del mondo arabo. Questi palazzi erano di proprietà di famiglie facoltose ed erano costituiti da molte stanze arredate in modo tipico, con il tempo sono caduti in disuso, soprattutto con l’avvento della modernità e la costruzione di nuove case al di fuori della medina. Dagli anni ’90 è iniziata una intensa opera di recupero a fini turistici restaurando e trasformando questi palazzi in hotel.

 

La medina di Meknès è contenuta, piccola e tranquilla. Non si differenzia dalle altre del Marocco se non nelle dimensioni e nel caos che genera.

 

Meknès medina

Meknès medina

 

 

Con il termine medina si intende la città vecchia, solitamente circondata da possenti mura e che costituisce la città originaria. E’ di chiara impronta araba ed in genere costruita a partire dal IX secolo D. C. ed è formata da un insieme caotico e disordinato di vicoli e viuzze che spesso creano un vero e proprio labirinto. All’interno si distinguono sempre tanti quartieri diversi delimitati da una porta di ingresso che indica in quale parte della città si sta entrando e che tipicamente presentano 5 cose: una moschea, una scuola coranica, una fontana, un forno e una piazza. Senza questi elementi non si può parlare di quartiere distinto dagli altri.

 

 

Fontana nella medina, Meknès

Fontana nella medina, Meknès

 

 

Sono onnipresenti i negozi, in realtà nulla più di un piccolo bugigattolo, e ti catapultano indietro nel tempo, ti sembra di stare in una bolla spazio-tempo dove tutto assume contorni sconosciuti.

 

 

panettiere a Meknes

 

 

Buffo, ma interessante scoprire che il panettiere cuoce il pane prodotto dalle donne, ognuna nella sua casa e per la famiglia, facendosi pagare qualche dirham in funzione della quantità, ed è così che ogni mattina c’è un andirivieni di donne e bambini che portano il pane al forno. Ogni famiglia ha la sua ricetta, chi usa coriandolo, chi cumino, chi altre spezie.

 

 

panettiere

 

 

 

trasporto merci in Marocco

trasporto merci in Marocco

 

 

commercio

 

 

 

Mastri ferrai, Meknes

Mastri ferrai, Meknes

 

Tantissimi anche i laboratori artigiani che lavorano i metalli.

 

 

 

artigiano

artigiano

 

 

 

Immancabili i gatti anche se in condizioni un tantino critiche.

 

 

Chat Marocaine

Chat Marocaine

 

Fès

 

 

 

Lasciamo Meknes per spostarci verso Fès.

 

 

Porta Monumentale a Fès

Porta Monumentale a Fès

 

 

 

A Fès alloggiamo nel cuore della medina ed abbiamo avuto qualche difficoltà ad orientarci. Trovandosi il nostro riad nella città murata ed avendo questa ben 14 porte di ingresso alla fine ci siamo arresi al’insistenza di un ragazzo che ci ha accompagnati fino a destinazione. Mancia obbligatoria.
Abbiamo rifiutato il servizio di guida turistica per non doverci sorbire l’itinerario deciso da altri e, soprattutto, le visite ai negozi “convenzionati” con la guida. Per una visita seria e davvero culturale della città e della sua storia chiedete al riad di procurarvi una guida certificata. Sarà un’esperienza completamente diversa e non dovrete declinare di continuo l’invito a visitare questo o quell’artigiano.

La parte più bella di Fès è la medina, la parte più brutta è la medina.

Vale la pena sapere che la parte più esterna è quella meno sicura per i turisti, è la porzione di città peggio frequentata, per cui tenetevene alla larga. Esistono, invece, due grandi direttrici centrali che formano un’ellisse ed intorno a queste un dedalo di viuzze. Gironzolate senza timore, guardate, annusate, fermatevi per un thè alla menta.

 

 

Fes, cena nel suq

Fes, cena nel suq

 

 

 

Fès macellaio

Fès macellaio

 

 

 

Fès

Fès

 

 

 

Fès

Fès

 

 

Tra le attrazioni di Fès ci sarebbero le sue moschee, ma queste non sono aperte ai non musulmani, così come le scuole coraniche. E’ possibile buttare un’occhiata veloce dall’esterno, ma non troppo insistentemente altrimenti verrete rimproverati da qualche fedele un po’ troppo solerte.

Interessanti i caravanserragli e la vecchia scuola coranica o Madrasa Bou Inania.

 

 

 

 

caravanserraglio

caravanserraglio

 

 

 

Fes, la Madrasa Bou Inania

Fes, la Madrasa Bou Inania

 

 

 

 

Gironzolando per Fès con la nostra guida ad un certo punto entriamo in una porticina che ci apre un mondo sotterraneo. Li sotto si trovano le caldere dell’hammam ed una grossa campana rovesciata all’interno della quale arde un fuoco continuo.

Scopriamo un mestiere antichissimo. Un addetto al fuoco passa la sua giornata a gettare manciate di segatura nella fornace che riscalda l’acqua fino all’ebollizione. Il vapore verrà convogliato all’hammam attraverso tubi e feritoie.

Interessantissimo anche il rito del bagno turco composto da più passaggi e caratterizzato dall’uso di prodotti specifici.

L’hammam è aperto al mattino ed alla sera per gli uomini e nelle ore centrali del giorno per le donne.

A questo link troverete la descrizione di un rito particolare e molto praticato.

 

 

 

sotterranei dell'hammam

sotterranei dell’hammam

 

 

Tornati in strada riprendiamo il nostro girovagare per la città.

Passiamo in vicoli stretti, svoltiamo in strettoie buie, attraversiamo passaggi coperti e ad ogni angolo un nuovo mondo. Ci perdiamo più e più volte, ripassiamo di continuo dagli stessi punti ma questo è il bello della medina più grande del mondo e Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

 

 

Cortile della medina, Fes

Cortile della medina, Fes

 

 

 

Fès il suq

Fès il suq

 

 

Nelle parti scoperte si trovano i fruttivendoli, i verdurieri, i venditori di animali vivi.

 

 

Fès il suq

Fès il suq

 

 

 

Fès, il suq

Fès, il suq

 

 

Fès

Fès

 

 

 

Fès

Fès

 

 

Una cosa unica e che troverete solo a Fès sono le concerie.

La concia delle pelli è un’arte antichissima per ottenere le materie prime necessarie a realizzare capi di abbigliamento splendidi e di alta qualità.

 

 

Fes, le concerie

Fes, le concerie

 

 

Nel centro della medina si trovano questi agglomerati di vasche dove le pelli di cammello, mucca, capretto, pecora e vitello, ancora sporche, vengono gettate in bagni di acqua, guano di piccione e soda caustica. Dopo 60 giorni vengono trattate per togliere i peli ed i rimasugli di grasso sottocutaneo e quindi lavate in grosse centrifughe. A questo punto sono pronte per la colorazione ed immerse per altri 30 giorni in vasche che contengono acqua e pigmenti naturali, papavero per il rosso, zafferano per il giallo, caolino per il bianco, turchese per blu, menta per il verde e combinazioni di questi elementi per gli altri colori.

 

 

 

concerie

concerie

 

 

 

concerie

concerie

 

 

concerie

concerie

 

 

Sarà inevitabile farsi attrarre dalle tante realizzazioni degli artigiani del cuoio e lanciarsi in contrattazioni feroci per spuntare il prezzo migliore e portarsi a casa pezzi unici.

 

 

Dopo il caos del suq è necessario uscire dalla cinta muraria per poter respirare e rilassarsi.
Al di fuori della città vecchia è un mondo diverso.

 

 

Fès

Fès

 

 

A pochi passi dalla medina si trovano i resti delle Tombe Merinidi, a questo link un po’ di storia degli albori del Marocco e delle dinastie regnanti, ormai poca cosa rispetto allo splendore del passato.

Dal basso promontorio sul quale si trovano si gode una vista grandiosa sull’intera città.

 

 

Marocco del nord

Marocco del nord, Fès

 

 

Tombe Merinidi

Tombe Merinidi

 

 

Tombe Merinidi

Tombe Merinidi

 

 

Fès

Fès

 

 

 

Fès è una città straordinaria ma ti frastorna e quindi il mattino della partenza la lasciamo con un pizzico di sollievo. Direzione Chefchaouen impostata sul GPS e ci lasciamo tutto alle spalle.

 

Superiamo diversi passi montuosi, non altissimi ma impegnativi, e rimaniamo meravigliati dal paesaggio che ci accompagna. Sembra la nostra campagna tosco-umbra.

 

 

Marocco, altopiani del nord

Marocco, altopiani del nord

 

 

Marocco, altopiani del nord

Marocco, altopiani del nord

 

 

La sorpresa maggiore è stato scoprire le coltivazioni di grano, di orzo, di avena  ed alberi da frutta là dove ci aspettavamo solo montagne  e nulla più.

 

Marocco, altopiani del nord

Marocco, altopiani del nord

 

 

 

Marocco, altopiani del nord

Marocco, altopiani del nord

 

 

 

altopiani

altopiani

 

 

Chefchaouen

 

 

 

 

Dopo alcune pigre ore di viaggio in auto arriviamo a Chefchaouen, nessun problema a trovare il nostro dar (l’equivalente del riad) in quanto la città è piccola e molto più a misura di turista.

La prima cosa che si nota è il colore blu di cui sono dipinti i muri esterni, le porte, le finestre e persino le strade.

Mille diverse sfumature del blu che vanno dall’azzurro chiaro al blu elettrico.

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

Chefchaouen fu fondata da esiliati andalusi nel 1471, quando i re cristiano cacciarono i dominatori arabi dal sud della Spagna, sui monti del Rif ed abitata a lungo da popolazioni berbere.

Fu considerata città sacra e gli stranieri non vi potevano entrare fino a metà del XX secolo. Nella struttura urbanistica si trovano forti influenze andaluse, gli abitanti oltre all’arabo parlano lo spagnolo ed il colore blu rimane un mistero. C’è chi racconta che sia dovuto a credenze religiose dei primi ebrei che, insieme agli altri esuli andalusi, arrivarono in Marocco e chi dice che sia perchè il blu smorza la luce intensa del giorno diffondendo i toni dell’azzurro ovunque.

Chefchaouen è un centro tranquillo e che si muove lentamente, è la base dove rigenerarsi con un tuffo nella natura. Tante sono le escursioni sui monti del Rif alla scoperta di fattorie e coltivazioni, di berberi che lavorano nei campi e che vi mostrano le loro piante di marijuana la cui coltivazione in questa zona è legale. Attenzione però a non farvi pescare a consumarla o, peggio ancora, a prtarvela fuori dai confini della città !!!

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

Bellissimo gironzolare per le sue viuzze cercando l’acquisto giusto da fare o godendosi un thè nel patio dei tanti bar presenti.

 

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

Chefchaouen the blue pearl

Chefchaouen the blue pearl

 

 

 

RABAT

 

 

 

Ripartiamo da Chefchaouen dopo un’abbondante colazione in direzione Rabàt.

Questa è la capitale amministrativa del Marocco e se escludiamo la Kasbah degli Oudaïa  (costruita dagli Almoravidi), una piccola medina direttamente sul mare ed il Mausoleo di Mohamed V con la Torre di Hassan II, non c’è molto da vedere. E’ una bella città con una parte moderna che ospita i palazzi del governo e dell’amministrazione del paese, molti locali, ristoranti, bar ma assomiglia molto alle città occidentali. Manca il sapore del Marocco vero, il caos, il disordine e gli odori.

 

 

Rabat, spianata Mausoleo Mohammed V

Rabat, spianata Mausoleo Mohammed V

 

 

 

Rabat, spianata Mausoleo Mohammed V

Rabat, spianata Mausoleo Mohammed V

 

 

La capitale del Marocco fu fondata partendo da quella che ora è conosciuta come Kasbah, una piccola fortezza sull’oceano che ospitava i soldati in partenza per la difesa della Spagna. Con il tempo dal ribàt o fortezza (termine da cui deriva il nome odierno) si passò ad un villaggio di proporzioni consistenti fino ad una vera e propria città.

Abd al-Mumin e suo nipote, signori di impero che si estendeva dalla Castiglia fino a Tripoli, fecero progettare e costruire la cinta muraria e le fortificazioni che la difesero nei secoli. Fecero progettare anche una moschea grandiosa, la Moschea Hassan II, che doveva essere la più grande del mondo arabo. Alla loro morte il progetto venne abbandonato e della maestosità immaginata rimangono solo le oltre 200 colonne e la torre o minareto dal quale il muezzin avrebbe dovuto chiamare alla preghiera.
Da notare il fatto che il progettista della torre è lo stesso che progetterà la Giralda di Siviglia, entrambe sono sufficientemente grandi da avere una rampa priva di gradini per far si che il capo spirituale potesse salirci a cavallo.

 

 

Mausoleo Mohamed V

Mausoleo Mohamed V

 

 

Piacevolissima anche la porzione di passeggiata fronte oceano dove gli abitanti vanno bagnarsi oppure per il fresco della sera.

 

 

Rabàt

Rabàt

 

 

 

Rabàt, la passeggiata

Rabàt, la passeggiata con la medina sullo sfondo

 

 

 

CASABLANCA

 

 

A dire il vero Casablanca l’abbiamo visitata in un pomeriggio e quindi abbiamo vista solo la Grande Moschea, l’unica visitabile liberamente in Marocco, ed il famosissimo Harry’s Bar.

 

 

Grande Moschea di Casablanca

Grande Moschea di Casablanca

 

 

 

Grande Moschea Hassan II

Grande Moschea Hassan II

 

 

Il progetto è recente, iniziato nel 1987 e finito in 6 anni grazie al lavoro continuo di 30.000 artigiani marocchini. E’ una moschea immensa che ospita 25.000 fedeli nel suo interno e ben 80.000 nel piazzale, il suo minareto è il più alto del mondo con i suoi 210 metri disposti su 61 piani.

Il progettista è l’architetto Michael Pinseau e sorge su una linua di terra di fronte al mare perchè, come recita il Corano, “il trono di Dio fu costruito sull’acqua”.

Sulla sommità del minareto è posizionato un laser che punta verso la Mecca e può essere visto a 30 km di distanza.

 

L’interno ha richiami dell’architettura ebrea e cristiana come simbolo di unificazione tra le tre grandi religioni monoteiste.

 

 

 

Grande Moschea Hassan II

Grande Moschea Hassan II

 

 

 

Grande Moschea Hassan II

Grande Moschea Hassan II

 

 

Il tetto può essere aperto per migliorare l’aerazione durante le giornate molto calde.

 

 

Nella parte inferiore si trovano le sale per le abluzioni necessarie prime della preghiera e presentano fontane a forma di fiore di loto.

 

 

Grande Moschea Hassan II

Grande Moschea Hassan II

 

 

Esiste anche un hammam con un percorso tipicamente marocchino.

 

 

Grande Moschea Hassan II

Grande Moschea Hassan II

 

 

Per tutto il resto vi rimando al prossimo viaggio in Marocco.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fès

Fès

 

OLANDA IN MOTO (Capitolo 3)

Olanda in moto ? si va verso il mare del Nord !

 

 

 

mare del nord

mare del nord

 

 

Olanda in moto ? Perchè no !

Lasciamo Rotterdam e ci dirigiamo verso nord, destinazione Mare del Nord per fare un bagno e sfidare il freddo.

La nostra destinazione è Hyppolitushoef, su su nel profondo nord dei Paesi Bassi. Personalmente avrei voluto passare da Haarlem per lanciare una fugace occhiata alla cittadina, ma i miei compagni di viaggio insistono per passare da Lelystad poichè la strada è più breve e veloce.

Dopo molti km di autostrada percorsi rigorosamente sotto ai 130 km/h, incoraggiati anche dai frequenti autovelox, giungiamo alla grande diga del nord. Un’opera di ingegneria sublime lunga 36 km che forma una barriera tra il mare del nord ed un mare interno (creato dal posizionamento della diga stessa) che gli olandesi chiamano IJsselmeer, a sua volta diviso dal Markermeer da un’ulteriore diga. In origine era solo mare del Nord che arrivava a lambire le terre olandesi, ma che portava anche distruzione durante le tempeste e le burrasche. La necessità di garantire sicurezza agli abitanti e riparo alle terre portò alla costruzione di questi immensi sbarramenti artificiali costruiti in modo che le paratie di cui sono provvisti permettano l’ingresso del mare per ossigenare le acque e non alterare le condizioni dell’habitat in cui vivono moltissime specie animali e vegetali.

 

 

grande diga

grande diga sul mare del Nord

 

 

La grande diga sul Mare del Nord è costituita da più porzioni: una prima parte sul mare vero e proprio a cui segue una parte di terreno con grosse vasche di contenimento, quindi una parte rialzata su cui si trova la sede autostradale ed infine una parte digradante verso il mare interno.

 

 

Grande Diga sul Mare del Nord

Grande Diga sul Mare del Nord

 

 

 

Grande Diga sul Mare del Nord

Grande Diga sul Mare del Nord

 

 

Il mare interno o IJsselmeer è il paradiso dei kyte-surfers grazie al vento continuo e teso. Si trovano anche alcune spiagge dove gli olandesi tentano di crogiolarsi al sole ma, in effetti, è piuttosto difficile pensare alla tintarella viste le temperature.

 

 

Kyte-surfers

Kyte-surfer

 

 

 

grande diga sul Mare del Nord

spiaggia sul Mare del Nord

 

 

 

 

Giungiamo alla nostra destinazione: Hyppolitushoef.

 

Senza essercene resi conto abbiamo prenotato in un campeggio carinissimo dove una grossa porzione è occupata da bungalow. In realtà sono casette molto graziose in perfetto stile nordico.

Ci sistemiamo al piano superiore e ci accoglie un ambiente fatto di legno, profumi di muschio e un letto con piumino d’oca. Dormiremo come dei re !

 

 

 

Hyppolitushoef

Hyppolitushoef

 

 

Guardando dalla finestra ci rendiamo subito conto che la diga ed il mare del Nord stanno a 40 metri da noi.

 

 

Grande Diga del Nord

Grande Diga del Nord

 

 

Il paesaggio in sè è piuttosto monotono, ma la tranquillità ed il silenzio ci rilassano.

 

 

Mare del Nord

Mare del Nord

 

 

Siamo fortunati ed alla sera godiamo di un tramonto spettacolare serenamente seduti in riva al mare.

 

 

Tramonto sul Mare del Nord

Tramonto sul Mare del Nord

 

 

 

Tramonto sul Mare del Nord

Tramonto sul Mare del Nord

 

 

Alla sera ceniamo nel ristorante del campeggio dove si meravigliano di avere come ospiti degli italiani. In effetti la zona è battuta da tedeschi e belgi.

Cena superlativa a base di carne in quanto in zona pare che mangino poco pesce. Aringhe e merluzzi la fanno da padrone ma nulla più di questo. Assaggiamo anche una fantastica birra artigianale del posto, la Texel, prodotta in uno stabilimento sull’isola di Texel che si trova di fronte alla zona in cui ci troviamo.

 

Ripartiamo il mattino successivo dopo una colazione sontuosa e ci dirigiamo di nuovo verso sud, destinazione Zuiderzee.

Non ci facciamo mancare la diga interna, quella che divide il IJsselmeer dal Markermeer, e giungiamo a Stellendam.

 

Lungo la strada facciamo una deviazione per visitare Giethoorn perchè Gianfranco ricordava di esserci stato 20 (venti ! ) anni fa e ci convince facilmente ad abbandonare l’autostrada per seguire le strade secondarie.
Giethoorn si presenta come il paese delle fate, tanti piccoli appezzamenti di terra appoggiati nell’acqua, casette fiabesche, canali e ponti.

 

 

giethoorn

giethoorn

 

 

Il paese è inserito in un parco naturale in una zona ricchissima di giacimenti di torba ed è chiamato la Venezia dei Paesi Bassi perchè ci sposta solo a piedi, lungo sentieri stretti, oppure con barchette elettriche.

L’origine di Giethoorn risale all’inizio del XIII secolo quando gli adepti della setta dei  Flagellanti, in fuga dalle persecuzioni, fondarono un villaggetto che chiamarono Geitenhoorn (corno di capra) dalle numerose corna di capra selvatica rinvenute nelle torbiere.

 

 

giethoorn

giethoorn

 

 

Riprendiamo l’autostrada e giungiamo a Stellendam.

 

Tutta questa zona dell’Olanda è caratterizzata da spiagge larghe e lunghissime, vegetazione imperiosa e numerosissimi polder, le terre strappate al mare.

 

Stellendam

Stellendam

 

 

Purtroppo le temperature non ci aiutano ed il primo giorno ci limitiamo ad un giro esplorativo confidando nel meteo del giorno successivo.

Per la cena ci affidiamo alle recensioni di TripAdvisor e scegliamo Zoet of Zout, un posticino favoloso nel piccolo porto di Stellendam.
Stile, arredamento moderno, piatti curati, pesce in tutte le salse ed ottima birra.

 

 

Il giorno successivo Giove Pluvio rimane quieto e così possiamo ritornare al mare per un freddo bagno ristoratore.

Gli olandesi imbacuccati in mute invernali e noi in mutande. Risate a go-go (da parte nostra ed occhiate stranite (da parte loro).

Alla fine la vittoria è nostra: riusciamo a fare un lungo bagno nelle fredde acque dell’Olanda !

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

mare del nord

mare del nord

 

 

L’idea di località balneare in Olanda è piuttosto diversa dalla nostra ma noi ci accontentiamo e ne godiamo comunque.

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

Un ultimo giro in paese alla ricerca della cena e troviamo un piccolo ristorante che serve, come specialità della casa, le cozze. Ci ricordiamo che lo Zuiderzee è zona di allevamento delle cozze e che le migliori arrivano proprio da qui.

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

Il nome del ristorante purtroppo non lo ricordo ma non vi sarà difficile trovarlo.

 

Durante il nostro girovagare tra la spiaggia ed il paese notiamo il classico mulino ed alcune bufale che pascolavano tranquillamente.

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

 

Stellendam

Stellendam

 

 

La nostra vacanza è ormai al termine, raggiungiamo l’hotel per l’ultima notte e poi ripartiremo alla volta di casa.

 

Vaarwel Nederland, Goodbye Holland. Arrivederci Olanda.

 

OLANDA IN MOTO (CAPITOLO 2)

Olanda in moto ? Perchè no !

 

Olanda, Rotterdam

Rotterdam Centraal Station

 

 

Prosegue il nostro viaggio in moto in Olanda che era iniziato con il Capitolo 1.

 

Dopo aver visitato i dintorni di Rotterdam ci rimane da visitare la città. Le cose da vedere sono molte: i ponti Erasmus e Willemsbrug, le Kubus houses, la Centraal Station, il porto con i palazzi moderni ed altro ancora.

Rotterdam (Olanda) fu quasi rasa al suolo dalle incursioni della Lutwaffe durante la II guerra mondiale. La necessità di ricostruire la città portò allo sviluppo di una forte corrente ingegneristica ed architettonica nell’ambito dell’università. Questo diede un notevole impulso alla progettazione di palazzi funzionali, avveniristici e molto particolari.

 

 

Kubus Houses

Kubus

 

 

Le Kubus Houses o Kubuswoningen sono una realizzazione dell’architetto Piet Blom e sono diventate uno dei simboli di Rotterdam e dell’Olanda. Verso la fine degli anni ’70 Blom pensò ad un progetto unico: rappresentare una foresta di case abitate per sottolineare il legame degli olandesi con la terra e la natura. Progettò e realizzò 39 cubi che furono costruiti in modo che un angolo poggiasse su un pilastro di cemento armato. All’interno del pilastro si trova la scala (angusta e ripida come è abitudine degli olandesi) che porta alla casa, mentre all’interno del cubo si trovano gli ambienti in cui vivere. Le case si sviluppano su 3 piani e le pareti fortemente inclinate rendono il tutto estremamente particolare. Innanzitutto è molto difficile, se non impossibile, prevedere l’uso di mobili tradizionali ed anche la disposizione degli stessi diventa cervellotica. Questa è la ragione per cui Blom studiò anche la progettazione degli interni prevedendo mobili di design realizzati appositamente e su misura. L’insieme è particolare e sicuramente unico, ma costituisce un’unità abitativa per single o, al massimo, per coppie in quanto una famiglia con più persone difficilmente riuscirebbe a gestire la quotidianità.

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

Kubuswoningen

Kubuswoningen

 

 

 

 

Le unità in origine dovevano essere 78 ma ne furono realizzate solo 39. Di queste alcune sono adibite ad ostello ed una è stata trasformata in museo per i visitatori, è completamente arredata ed offre uno spaccato reale di quella che potrebbe essere l’esperienza di viverci all’interno.

 

 

 

Di fronte alle Kubus Houses, sul lato opposto della piazza del mercato, si trova il Markthal vero e proprio.

 

 

 

Rotterdam, Markt

Rotterdam, Markthal

 

 

La struttura è un ferro di cavallo rovesciato e in tutti i suoi piani sono previsti uffici ed alleggi. Nella parte al pian terreno si trova un vero e proprio mercato, ma attenzione perchè si tratta di un mercato speciale. Vi si trovano chioschetti e bancarelle di varie parti del mondo, ognuno con la sua specialità, ognuno con i suoi sapori. E’ così che potrete trovare le spezie del maghreb accanto al cioccolato del centro america, il cibo cinese vicino alle specialità greche, gli hamburger di fianco al cibo francese.

Una kermesse di sapori, odori e colori che vi lascierà estasiati.

 

 

Rotterdam Markt, interno

Rotterdam Markt, interno

 

Favolosa la vetrata a tutta larghezza ed a tutta altezza che permette, ovunque voi siate all’interno del mercato, di vedere l’esterno con la piazza ed i palazzi che la delimitano.

 

 

Rotterdam Markt, esterno

Rotterdam Markthal, esterno

 

 

Bellissima anche la parte interna e la volta tutta quanta decorata, si tratta di un immenso disegno che rappresenta la “cornucopia”. Questo è anche il nome scelto dagli autori.

Particolarmente curiose le finestrelle che dagli uffici e dagli appartamenti permettono di dare un’occhiata all’interno del mercato.

 

 

 

Rotterdam Markt, interno

Rotterdam Markthal, interno

 

 

 

Rotterdam Markt, interno

Rotterdam Markthal, interno

 

 

 

Se avete fame potrete assaggiare le specialità del mondo direttamente nei ristorantini che si trovano sui lati della struttura, l’accesso è sia dall’interno che dall’esterno.

 

 

Un altro palazzo interessante è la “matita”.

Si tratta di un palazzo a forma appunto di “matita” che si trova su un lato della piazza del mercato, accanto alle Kubus Houses.

 

 

 

Rotterdam Markt, esterno

Rotterdam Markt, esterno

 

 

Il palazzo è interessante solo da un punto di vista architettonico, vista la forma scelta dal progettista. Nelle intenzioni di chi lo ha disegnato e progettato doveva rappresentare lo slancio verso il nuovo, lo strumento (appunto una matita) necessario per disegnare il futuro.

 

A Rotterdam sono molto interessanti due ponti: il Willemsbrug e l’Erasmusbrug.

Il primo è il ponte storico di Rotterdam, inaugurato nel 1878 e ricostruito nel 1981 su progetto di C. Veerling, collega la parte nord e quella sud della città. E’ un ponte sostenuto da piloni e cavi in acciaio il cui colore rosso contrasta con il bianco del ponte Erasmus e degli edifici circostanti.

 

 

Willemsbrug Rotterdam

Willemsbrug Rotterdam

 

Il nome lo dedica al Re Guglielmo III d’Olanda.

 

Il ponte Erasmus, inaugurato nel 1996  e realizzato su progetto di B.Van Berkel, collega il centro città al Kop Van Zuid. Questa è un’area che apparteneva al vecchio porto ma che è stata trasformata in quartiere residenziale, con una parte di terziario e di infrastrutture per il tempo libero. Il ponte è realizzato con un unico pilone che sostiene la struttura mediante cavi in acciaio.

E’ conosciuto anche come “Il Cigno” perchè dalla vista laterale sembra un cigno stilizzato.

 

 

Erasmusbrug Rotterdam

Erasmusbrug Rotterdam

 

 

Erasmusbrug Rotterdam

Erasmusbrug Rotterdam

 

 

 

Allontanandoci dalla zona e tornando in città ci spostiamo verso la torre panoramica Euromast.

Questa è una torre in cemento armato alta 185 metri che deve il suo nome all’albero di una nave, “mast” in olandese, e che fu costruita su progetto dell’architetto Hugh A. Maaskant nel 1960. Originariamente, quando fu inaugurata in occasione dell’esposizione floreale “Floriade”, l’Euromast era di dimensioni più piccole, ma fu ulteriormente ampliata nel 1970 fino a raggiungere l’altezza attuale.

Si sale,comodamente seduti, con una piattaforma trasparente e rotante che garantisce la vista a 360 gradi su tutta la città. Nelle giornate limpide si può vedere in lontananza fino ad Anversa.

 

 

Rotterdam dall'Euromast

Rotterdam dall’Euromast

 

 

 

Rotterdam dall'Euromast

Rotterdam dall’Euromast

 

 

 

Rotterdam dall'Euromast

Rotterdam dall’Euromast

 

 

Sulla sommità della torre c’è un ristorante panoramico; francamente ci siamo limitati ad un boccale di birra godendo della vista.

 

 

Altra attrazione di Rotterdam è la Centraal Station con i grattacieli modernissimi immediatamente adiacenti e la zona circostante ricca di architetture in vetro e cemento.

 

 

Rotterdam Centraal Station

Rotterdam Centraal Station

 

 

Progetto moderno ed ambizioso, ha l’onere di ricucire il tessuto urbano molto diverso che la circonda sui lati nord e sud.

Il lato sud ha un aspetto più modesto ed adeguato al carattere del quartiere Provenierswijk ed al minor numero di utenti che utilizzeranno questo ingresso. Il quartiere Provenierswijk ha l’aspetto della tipica città della provincia olandese del 19mo secolo e, quindi, la stazione si presenta trasparente e circondata da spazi verdi.

Il lato nord è l’ingresso alla e dalla città ed si presenta con un aspetto metropolitano e moderno, un segno di continuità con le altezze dei palazzi circostanti e si mostra come elemento di unione con la Rotterdam metropolitana.

Degna di nota la copertura in acciaio inossidabile che conferisce un che di futurista all’intero complesso e l’andamento fortemente inclinato del frontale la trasforma in una freccia pronta ad essere scoccata.

 

 

Olanda, Rotterdam

Rotterdam Centraal Station

 

 

Sotto la piazza, molto ampia e senza barriere architettoniche, si trova un parcheggio interrato per 750 auto e 5200 biciclette, l’interno ha la volta ricoperta di legno per trasmettere un senso di accoglienza e calore mentre le ampie vetrate permettono la vista verso l’esterno e verso i binari dei treni.

 

 

In mezzo a queste bellezze e con la voglia di scoprire le curiosità relative a quello che ci si parava dinanzi agli occhi abbiamo esaurito i giorni a disposizione e la moto ci richiama ad alta voce per proseguire il nostro viaggio.
Molte ancora sono le cose da vedere a Rotterdam, è una di quelle città da scoprire con calma.

Vi lascio un link utile per avere sotto mano un elenco di quello che potrete fare:

http://www.informagiovani-italia.com/rotterdam.htm

 

Il nostro viaggio in Olanda continua verso il nord con il capitolo 3.

OLANDA IN MOTO (CAPITOLO 1)

OLANDA IN MOTO

 

Olanda in moto. Perchè no ?

Dove si va in vacanza questa estate ? Si va in moto vero ?

Questa è la domanda tipica che ci poniamo tutti gli anni appena la primavera fa capolino. Dopo aver cassato le idee più bislacche, tipo la transiberiana o la Mongolia, si giunge ad una meta più ragionevole e raggiungibile. Quest’anno è toccato all’Olanda.

 

4 disperati in moto

4 disperati in moto

 

I preparativi di rito occupano qualche sera in birreria, posti da vedere assolutamente, itinerari, alternative, qualche piccolo ritocco alle moto, tagliando etc. In effetti il tempo vola, ma noi giungiamo preparati.

Il fatidico giorno è arrivato e con noi c’è anche mio figlio Alessandro, il piccolo di famiglia avrà il suo battesimo motociclistico. Alla fine del viaggio sarà il più felice, con il posteriore devastato dal sellino, ma sereno e soddisfatto per i 3500 km percorsi, per le cose viste, per le esperienze fatte e per le pietanze assaggiate e godute.

Pronti, via, si parte.

Come sempre ci si ritrova al baretto per la colazione, 2 brioches con cappuccino e caffè finale perchè per un po’ di espresso non se ne parlerà.

 

Saliti in moto ci dirigiamo verso Como e la frontiera svizzera sapendo già che l’attraversamento della Confederazione Elvetica sarà di una noia mortale a causa dei limiti di velocità e degli infiniti lavori autostradali. Finalmente giungiamo in Germania, una veloce sosta per il rifornimento, un caffè lunghissimo, ma forte e poi si riparte. La prima meta è Strasburgo ( qui trovate il racconto relativo alla città ) per giungere poi a Rotterdam.

In Germania la cavalleria nascosta nel motore e che sonnecchiava pigramente si risveglia e torna a scalpitare imperiosa. Evviva, questo significa viaggiare in moto: libertà e velocità.

 

Giunti a Rotterdam prendiamo posto allo  Student Hotel, splendido hotel a due passi dal centro città. Questa è un’enorme struttura con tantissime camere, piena di corridoi, di sale, bar, ristorante, lavanderia e, soprattutto, tanti giovani. Pieno di vita, grida, risate tipiche della vita universitaria. Super consigliato !

Ormai è sera e cerchiamo un posto dove mangiare qualcosa, ci ritroviamo in un ristorante cinese che pare essere il migliore di Rotterdam. Senza infamia e senza lode.

Il mattino successivo si parte alla scoperta dei dintorni e ci dirigiamo verso Delft.

 

 

Olanda Delft

Delft

 

Questa è una delle cittadine caratteristiche dell’Olanda, tutta canali e costruzioni tipiche. L’importanza di cui gode è dovuta alla lavorazione delle ceramiche.

Delft deve il suo nome al canale artificiale Delft attorno al quale la città si sviluppò. A Delft fissò la sua dimora Guglielmo d’Orange, considerato il padre della patria perchè guidò l’Olanda nella rivolta contro la Spagna. Sempre a Delft fu assassinato e sepolto nella Nieuwe Kerk.

 

 

Delft Nieuwe Kerk, Holland

Delft Nieuwe Kerk, Holland

 

 

Maestoso il suo monumento funerario: originariamente piuttosto sobrio, fu sostituito nel 1623 da quello che si può vedere oggi.

 

 

Delft, Holland - monumento funerario di Guglielmo d'Orange

Delft, monumento funerario di Guglielmo d’Orange

 

 

Da allora quasi tutti i membri della casata Orange – Nassau e tutti i regnanti di Olanda vengono inumati in questa chiesa. Gli ultimi sono stati la regina Giuliana e suo marito Bernardo. La Cripta Reale si trova sotto la chiesa e non è accessibile al pubblico.

 

La Nieuwe Kerk si trova sulla Piazza del Mercato di Delft, esattamente di fronte al Palazzo del Municipio e fu costruita tra il 1396  ed il 1496. La chiesa presenta sulla facciata un campanile alto 109 metri e che conferisce una particolare imponenza alla struttura. Sul campanile è possibile salire attraverso una scala a chiocciola stretta e quasi senza fine.

 

 

Delft, Holland - Nieuwe Kerk

Delft, Nieuwe Kerk

 

 

Durante la salita potrete fermarvi su un pianerottolo, circa a metà del tragitto, ed ammirare i particolari ed il funzionamento dell’orologio che si trova sulla facciata del campanile.

 

 

Delft, meccanismo orologio campanile della Nieuwe Kerk

Delft, meccanismo orologio campanile della Nieuwe Kerk

 

 

 

Delft, meccanismo orologio campanile della Nieuwe Kerk

Delft, meccanismo orologio campanile della Nieuwe Kerk

 

 

 

Dalla parte opposta si trova il municipio

 

 

Delft, Holland - Municipio

Delft, Municipio

 

 

Passeggiando lungo le strade di Delft si possono scorgere diversi canali che le conferiscono l’aria tipicamente olandese e molte piazze con bar e ristoranti.

 

 

Delft, Holland - canali

Delft, canali

 

 

Delft, Holland

Delft, Holland

 

 

Delft è conosciuta in tutto il mondo grazie alle ceramiche ed alle maioliche dette, appunto, Blu di Delft. Lo sviluppo risale al XVI secolo quando le maioliche italiane e spagnole erano molto apprezzate in Europa, le guerre impedivano il trasporto dei manufatti e fu così che alcuni maestri ceramisti italiani si spostarono in Olanda per creare scuole di ceramisti e laboratori artigianali. La produzione si concentrò soprattutto a Delft che divenne nel tempo la capitale delle maioliche olandesi. Quando furono introdotti in Europa i manufatti in ceramica provenienti dalla Cina la produzione olandese subì un duro colpo, ma i maestri iniziarono a produrre prodotti migliori di quelli cinesi rappresentando scene tipicamente olandesi. Il colore caratteristico di questi disegni è il blu.
In città vi sono ancora alcuni laboratori ed è possibile visitarli osservando la produzione delle ceramiche. I prezzi dei manufatti, però, sono quasi proibitivi.

 

 

Da Delft ci spostiamo velocemente verso Gouda.

 

 

Gouda

Gouda

 

 

Gouda è la città del formaggio per antonomasia, sulla piazza del mercato il giovedi mattina si tiene l’asta dei formaggi. I produttori arrivano con i loro carretti ed espongono i formaggi che verranno poi trasportati da addetti in costume tradizionale per essere pesati alla pesa pubblica. I produttori e gli acquirenti trattano il prezzo come si faceva una volta e suggellano l’accordo con una stretta di mano. Tutta la scena è caratteristica anche se ha un sapore di recita per i turisti.

Ovviamente noi ci arriviamo di domenica e pure di pomeriggio per cui niente mercato. In questo modo riusciamo a goderci la bellezza della piazza del Markt e degli edifici. Prima di tutto decidiamo di visitare la Grote Sint Janskerk (Chiesa di San Giovanni), edificio gotico di una bellezza unica e che, con i suoi 123 metri di lunghezza, risulta essere la chiesa con pianta a croce più lunga dell’Olanda. Dall’interno si possono ammirare le famose vetrate: sono presenti 64 vetrate istoriate composte da ben 2412 pannelli. Ci approcciamo all’ingresso e riceviamo una terribile notizia: la chiesa chiude alle ore 17 in punto. Sono le 17.02 e pur implorando la possibilità di visitare l’interno, poichè il giorno successivo saremmo stati altrove, il custode è stato irremovibile. Dopo un paio di imprecazioni tipicamente italiane, che fortunatamente non vengono comprese, ci allontaniamo ma il senso di delusione continua a farsi sentire.

Pigramente adocchiamo la piazza e lo splendido Stadhuis, il Municipio, che si trova al centro della stessa.

 

 

 

Gouda, il Municipio

Gouda, il Municipio

 

 

 

E’ un edificio gotico del 1450 ed è uno dei più antichi dell’Olanda. Stretto ed alto, con pinnacoli che ne aumentano l’altezza fa bella mostra di sè con le imposte rosse e bianche. Sembra più un castello delle favole che un edificio pubblico. Ogni mezz’ora un antico carillon suona alcuni rintocchi accompagnati dalla danza di marionette che rappresentano duchi e conti della Borgogna.

 

 

 

Gouda, il Municipio

Gouda, il Municipio

 

 

Dietro al municipio si trova la pesa pubblica che veniva usata per pesare il formaggio, ora è adibita a museo. All’interno potrete trovare tutta la storia del famoso formaggio di Gouda, partendo dai pascoli fino al caseificio. Se vorrete assaggiarlo alla fine del percorso troverete una degustazione.

 

Nei dintorni di Gouda si trova Oudewater (noi ci abbiamo provato ma inutilmente, proprio non siamo riusciti a trovare questo piccolo paesino) famoso per la pesatura delle streghe. Oudewater aveva ottenuto dall’imperatore del Sacro Romano Impero la licenza di attestare l’appartenenza o meno alla stregoneria delle donne sospettate di praticare tale arte oscura.
Le sospettate venivano portate alla pesa pubblica e fatte salire su di un piatto di legno, sull’altro piatto venivano posti dei pesi per verificare se il peso della donna fosse quello suggerito dall’aspetto fisico. Se pesavano troppo poco erano considerate streghe e mandate al rogo. Tale pratica era giustificata dal fatto che si supponeva che le streghe dovessero essere leggerissime per poter volare sulla scopa. C’è chi racconta che le donne che dovevano essere mandate al rogo per qualche oscuro motivo venissero pesate con la Sacra Bibbia come contrappeso. In questo caso la donna doveva pesare meno della Bibbia stessa. Cosa assolutamente impossibile.

 

 

Ritorniamo a Rotterdam per una doccia ristoratrice e per mettere qualcosa nello stomaco. La fame inizia a farsi sentire.

Per la cena andiamo al ristorante Bazar, cucina etnica in un misto di Turchia e Persia. Locale arredato in stile e con buon gusto; portate leggermente abbondanti, speziate ma digeribili.

Noi ci siamo lanciati sulle costine di agnello alla griglia e su un piatto misto carne/verdure/riso.

Ottimo il rapporto qualità/prezzo.

 

 

Ristorante Bazar

Ristorante Bazar

 

 

 

Ristorante Bazar

Ristorante Bazar

 

 

Il giorno successivo dirigiamo la moto verso Kinderdijk , luogo a 18 km da Rotterdam. Qui trovate 19 mulini a vento e la zona è stata inserita nella lista dei luoghi Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

 

 

Kinderdijk, mulini a vento

Kinderdijk, mulini a vento

 

 

I mulini si trovano disposti lungo canali e servono (servivano perchè ora sono stati sostituiti da potenti pompe idrauliche) per mantenere costante l’acqua nei canali ed evitare che inondi le terre coltivate o adibite a pascolo. I più antichi risalgono al 1738 e sono in muratura, altri sono in paglia ed altri ancora in legno. I mulini servivano anche per ottenere le farine ed erano abitati tutto l’anno dai mugnai e dalle loro famiglie. Uno di questi mulini è visitabile ed è così possibile rendersi conto di quanto difficile potesse essere la vita di queste famiglie. Gli spazi sono ridotti all’essenziale con le macine e la camera degli adulti al pian terreno, le camere dei bambini (che potevano anche essere 10 o 12) al primo piano, la soffitta dove veniva affumicato il pesce che la famiglia pescava, il terzo piano con la parte terminale del camino ed il quarto piano con gli ingranaggi del mulino. Sopra stava la calotta che può ruotare di 360° e seguire i cambi del vento. Questa operazione era fatta manualmente dal mugnaio che prima arrotolava le vele sulle pale e poi girava la calotta.

 

 

Kinderdijk, Mulini a vento

Kinderdijk, Mulini a vento

 

 

Gli altri 18 mulini ormai sono proprietà private e gran parte sono abitati per cui le loro condizioni sono eccellenti.

Durante i mesi di luglio e di agosto ogni sabato, se le condizioni del vento lo permettono, tutti quanti vengono messi in funzione e lo spettacolo di cui si gode è eccezionale.

 

 

Kinderdijk, Mulini a vento

Kinderdijk, Mulini a vento

 

 

Kinderdijk

Kinderdijk

 

 

 

Durante l’inverno i canali si ghiacciano per il gelo e diventano piste di pattinaggio naturali.

 

Non fatevi mancare il tramonto, il sole dietro ai mulini vi offrirà la possibilità di fare foto superlative.

 

Di ritorno a Rotterdam ci fermiamo nuovamente al ristorante Bazar per riempire lo stomaco di falafel e di kebap d’agnello.

 

Continua al Capitolo 2 

STRASBURGO UNA DELLE PERLE D’ALSAZIA

Strasburgo una delle perle d’Alsazia

 

Strasburgo è il capoluogo della regione Alsazia – Champagne – Ardenne – Lorena  e sede del Parlamento Europeo e del Consiglio d’Europa (qui il link a wikipedia) .

 

Palazzo del Consiglio d'Europa

Palazzo del Consiglio d’Europa

 

 

Il dedalo di palazzi ed uffici che costituiscono l’insieme delle istituzioni europee si trova al limite della città vera e propria e forma una piccola città, quasi separata dalla Strasburgo vecchia.

Vale la pena dare uno sguardo ai palazzi dove viene deciso il destino dell’Europa ma non perdete troppo tempo, c’è ben altro da vedere nella vecchia Strasburgo.

 

 

Conseil de l'Europe

Conseil de l’Europe

 

 

 

Strasburgo ha origini che risalgono al dominio romano, periodo testimoniato da reperti archeologici, ponti e strade. Passò sotto il dominio tedesco e poi francese più volte; fin dalle campagne romane ci furono invasioni e battaglie per la città e così dai romani passò agli alemanni, agli unni, ai franchi.

Nel medioevo fu un florido centro di scambi commerciali ed accolse persone provenienti da ogni parte d’Europa fino a diventare un crogiolo di tolleranza e di convivenza. Questo spirito tollerante si ritrova ancora oggi e fu appunto per questo, insieme alla sua posizione centrale nella geografia europea, che la fece scegliere come sede del Parlamento e del Consiglio Europeo.

 

Il cuore di Strasburgo si sviluppa intorno alla Cattedrale di Notre-Dame, costruita a partire dal XI secolo e completata nel 1439. Purtroppo, come spesso avviene in molte città del nord Europa, la Cattedrale quasi soffoca perchè chiusa da ogni lato da una cortina di case e non riesce a fare sfoggio di tutta la sua eccezionale bellezza. Lo stile è quello gotico e sulla facciata principale si trova una torre alta 142 metri, sulla cima della quale è possibile salire dopo aver faticato per un numero quasi infinito di gradini e godere della vista della città dall’alto.

 

 

Strasbourg, Cathèdrale

Strasbourg, Cathèdrale

 

 

Le torri dovevano essere due, ma durante la costruzione si decise di eliminarne una; l’interno è gotico e il coro è in stile romanico.

 

Gradevolissima anche la porzione intorno alla Cattedrale con palazzi stupendi e che mostrano architetture antichissime accanto a costruzioni dell’ottocento o inizi novecento.

 

 

Strasburgo

Strasburgo

 

 

Strasburgo

Strasburgo

 

 

 

Strasbourg

Strasbourg

 

Nell’angolo della facciata principale di Notre-Dame (foto sopra) si trova la splendida Maison Kammerzell, esattamente al civico 16 di Place de la Cathédrale, questa è la casa a graticcio più bella di Strasburgo.
Fu fatta costruire da Martin Braun, un ricco mercante di formaggio, nel 1427 e mostra il piano strada costruito in pietra su fondazioni gotiche e decorato con finissimi intarsi, mentre i piani superiori sono in legno intarsiato. Presenta le tipiche finestre a fondo di bottiglia piombato (sono ben 75) e all’apice mostra la puleggia che serviva per portare le merci al sottotetto adibito a magazzino.

All’esterno sono scolpite scene che rappresentano le virtù teologali, i cinque sensi, i segni zodiacali, i quattro stadi della vita, scene sacre e profane. All’interno le sale sono finemente affrescate.
La casa ha avuto diversi proprietari fino al 1929 quando fu acquistata dalla comunità di Strasburgo e divenne monumento storico ed in seguito Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

Oggi nelle sale interne troverete un ristorante per gourmet, Maison Kammersel , dove potrete degustare piatti unici e curatissimi nella loro realizzazione dagli chef che vi lavorano.

 

Altre bellezze di Strasburgo sono le piazze con giochi d’acqua ed i palazzi rinascimentali.
Interessante il Palais Rohan costruito nel 1730 dall’architetto del re, Robert de Cotte, e già sede dei principi-vescovi. Oggi è sede di 3 musei: il museo di belle arti, il museo archeologico e il museo delle arti decorative.

 

 

 

Strasburgo

Strasburgo

 

 

 

Tutto intorno alla Cattedrale vi sono una serie di case a graticcio e di palazzi del secolo XVIII. Particolarmente interessante il quartiere della “Petite France” , vecchio villaggio di pescatori ora trasformato in un luogo pieno di vita con ristoranti, locali e laboratori artigianali. Percorso da canali spezzettati da chiuse e invasi, si mostra con bellissime case a graticcio.

 

 

Strasbourg, Alsazia

Strasbourg, Alsazia

 

 

Strasburgo

Strasburgo

 

 

 

Per la cena abbiamo seguito i suggerimenti di Trip Advisor ed abbiamo prenotato al Tire-Bouchon .

Bel posticino nel cuore della città, immediatamente a fianco della Cattedrale. Abbiamo mangiato le loro specialità: il foie gras de la maison e la Choucoutre Royale. Uno spettacolo di sapore !

 

 

Choucroute Royale

Choucroute Royale

 

Al tavolo accanto al nostro ho notato un pavé de saumon e la cocotte au trois viandes (maiale, manzo e agnello) che emanavano un profumo invitante e presentate in modo ottimo.

Interessante la carta di vini alsaziani e la selezione delle birre. Giusto il prezzo.

 

A Strasburgo ci siamo fermati solo un giorno, mentre eravamo diretti in Olanda, e quindi non siamo riusciti a vedere di più, ma ci siamo ripromessi di tornarci.

 

 

Strasburgo

Strasburgo

 

 

 

Strasburgo

Strasburgo

 

C’era una volta (Cap II)

C’era una volta (Cap II)

 

C’ERA UNA VOLTA (CAP II)

 

L’indomani un’alba livida risvegliò i sopravvissuti.

Maurice, in realtà, aveva passato la notte scrutando nel buio e prestando attenzione ad ogni minimo sussurro e alito di vento. Le sentinelle che aveva disposto in modo strategico ai lati del villaggio non avevano rilevato nulla di particolare e si ritrovò a sospirare di leggerezza per un attacco mancato. Sperò che il giovine incaricato da JF di portare la notizia alla città più vicina avesse cavalcato a rotta di collo tutta la notte, gli ordini erano stati perentori: cavalca senza sosta fino ad uccidere il cavallo e poi corri a piedi ma fai più in fretta che puoi ! Il nervosismo che percepiva e l’ansia che lo costringeva a respirare velocemente erano dovuti alla consapevolezza che un uomo da solo poteva coprire la distanza dal villaggio ad Ebouda, la città dove si trovava il battaglione di soldati e cavalieri, in un solo giorno, ma il viaggio di ritorno avrebbe richiesto un tempo ben più lungo. La certezza di dover resistere a nuovi attacchi con quello che aveva a disposizione non lo rallegrava.

Il messaggero giunse a Ebouda poco prima del meriggio e fu ricevuto dal comandante generale dell’esercito della città. Riferì l’accaduto fin nei minimi particolari ed invocò l’aiuto necessario. Le truppe furono mobilitate immediatamente e nell’arco di poche ore fu tutto pronto. Uomini, cavalli e cavalieri, armi, scorte di viveri ed il numeroso seguito che supporta ed alimenta un esercito. Un meccanismo perfetto e ben rodato dove ognuno sapeva quale fosse il suo compito e vi attendeva con solerzia. Appena ricevette l’avviso che tutto era stato preparato al meglio il comandante generale montò a cavallo, si pose alla testa dei suoi uomini e diede il segnale. In un frastuono immenso, inframmezzato dal nitrito dei cavalli nervosi e scalpitanti, la marcia, che per forza di cose doveva avvenire a tappe serrate, ebbe inizio. Le intenzioni del comandante erano quelle di spronare i cavalli per poter giungere al più presto, mentre i soldati avrebbero raggiunto i cavalieri solo il giorno dopo. I viveri sarebbero giunti con più calma: gli uomini erano militari di vecchia data ed ognuno si portava, direttamente nella sacca buttata sulle spalle, l’indispensabile per sopravvivere alcuni giorni.

 

Gli abitanti del villaggio mantenevano il ritmo di tutti i giorni, forse appena accelerato, anche se i loro occhi vagavano di continuo tra quello a cui stavano attendendo ed i confini a nord. Costruivano barricate, il fabbro forgiava nuove spade, il falegname nuovi archi, la Guaritrice controllava i feriti. Mentre puliva una ferita che rischiava di infettarsi sentì alle sue spalle il fruscio di gonne ampie e di passi leggeri, si voltò e si trovò di fronte il viso di una giovane. Bassina di statura ma proporzionata, capelli ed occhi neri come la notte, tratti decisi sul volto, seno importante trattenuto dal corsetto, gambe tornite dal continuo cammino, ventre piatto e muscoloso, una vocina da bimba che la annunciava da lontano, una ferrea volontà ed una strana energia che l’avvolgeva. Il suo viso mostrava alcuni tratti delicati, la pelle sprigionava bellezza allo stato puro, vellutata e liscia, morbida ed asciutta al tatto, il suo corpo emanava profumo di fiori di campo. La giovane vestiva in modo semplice anche se aveva un che di ricercato, mostrava con sicurezza le sue origini e trasudava la volontà di non appartenere alla classe nobile. La Guaritrice riconobbe immediatamente quella sorta di scudo protettivo che avvolgeva la ragazza: aveva il dono dei poteri. Un lungo, lunghissimo, istante in cui le due donne si riconobbero senza conoscersi, ognuna consapevole di avere di fronte una prescelta. Si studiarono e compresero di aver trovato chi poteva completare le mancanze reciproche. L’una era esperta e forte nelle arti della guarigione, in quelle della persuasione, della manipolazione, tutte arti delle adepte dell’aria e della logica mentre l’altra emanava potenza, sicurezza, tenacia, capacità fisiche tipiche del fuoco e della terra.

La giovane, il cui nome era Manqua, era conosciuta nei dintorni come la figlia illegittima di un nobile di alto rango, nata dalla passione di un momento con una serva. Si sussurrava che molti anni prima una carovana di carri, scortati da truppe scelte, si fosse fermata nei boschi ai piedi dei monti per il sopraggiungere della notte ed il mattino successivo fosse ripartita senza di lei. La carovana era comandata da un duca di terre lontane e si stava spostando verso nuovi territori da conquistare. Poco distante fu ritrovato anche il corpo straziato di una donna dai tratti popolani, con la pelle cotta dal sole ed insultata dal duro lavoro. La verità, che solo Manqua conosceva, raccontava che De Volp il Grigio, uno dei maghi più potenti del mondo allora conosciuto, avesse lasciato la sua figlia prediletta e amatissima alla mercè degli eventi perchè il suo destino fosse compiuto. Manqua doveva vagare nel mondo, era necessario che trovasse un’anziana esperta nelle arti magiche per poter essere spezzata e quindi rinascere con la consapevolezza di aver ricevuto in dote dal padre poteri enormi. Doveva prenderne coscienza e conoscenza, doveva imparare le arti antiche prima di poterle dominare. Questo era un compito che il padre non poteva svolgere.

Tra le persone che lavoravano per mettere in sicurezza il villaggio v’era anche un giovine di bell’aspetto, muscoloso e dallo sguardo duro. De Hab questo era il nome con cui era conosciuto, solo Hab per chi lo conosceva bene, figlio del marchese De Habundantia e signore delle terre vicine al mare. Terzo figlio del marchese, e quindi senza speranza di ereditare le ricchezze di famiglia, divenne prima un avventuriero e poi un mercenario al soldo di altri signori che necessitavano di difesa personale. Di poche parole, scorbutico, deciso e dai modi svelti, veloce con la spada e fenomenale con l’arco. Una macchina costruita con pazienza ed attenzione per uccidere, un uomo che sapeva aspettare per riuscire a portare a casa il suo bottino. Hab dall’angolo in cui si trovava lanciava lunghe ed intense occhiate a Manqua, non la perdeva di vista nemmeno per un attimo. Lei era intenta a svolgere le mansioni che la Guaritrice le aveva affidato, recitava formule arcane e riscaldava ferite costringendole alla guarigione, mentre sentiva su di lei gli occhi e le attenzioni del mercenario. Non le dispiaceva, le infondeva sicurezza e brividi. I due danzavano sull’orlo del precipizio consapevoli di quello che stava accadendo, un gioco pericoloso e vecchio quanto il mondo stesso, una battaglia fatta di sguardi e di intenzioni, di proposte e di rifiuti, di passione e di trucchi. Ballavano con il fuoco correndo il rischio di ustionarsi sapendo che ci sarebbe stato un solo vincitore e nessun sconfitto. Un minuetto dove il perdente avrebbe avuto, comunque, la sua parte di soddisfazione e di gloria. Una tenzone in cui chi partiva battuto poteva ribaltare le sue sorti ed uscirne vincitore. All’improvviso un urlo ruppe la danza e richiamò Manqua, i feriti non potevano aspettare.

Ci fu un momento in cui si alzò un soffio di vento che spazzò la calura ed il fetore dei corpi bruciati delle bestie. Durò un istante e tutto si fermò. Maurice si voltò di scatto e brandì la spada mettendosi nella posizione del gabbiano: gambe divaricate, occhi attenti, spada puntata verso l’alto e piedi ben piantati a terra. Riconobbe il brivido che gli percorreva la schiena, comprese il silenzio che si era impossessato degli elementi naturali. Era pronto. L’unica speranza erano i rinforzi, se fossero arrivati in tempo.

JF, i suoi uomini ed i mercenari corsero a disporsi nei punti prestabiliti, gli arcieri sui tetti delle case, i cavalieri al limitare del bosco e tutti gli altri compatti a formare un quadrato.

C’era una volta (Cap I)

  • C’ERA UNA VOLTA …

  • C’era una volta … Sì c’era una volta, perchè le storie serie,quelle che si ricordano negli anni iniziano sempre con “C’era una volta” .
  • C’era una volta una terra dura ed ostile, una terra che nessuno amava, una terra dove la sopravvivenza era una battaglia quotidiana. Era corrosa da acque veloci e tumultuose, flagellata spesso dal vento gelido che soffiava da nord, arsa da un sole impietoso nella bella stagione, almeno in quella che, i pochi e stanchi abitanti, definivano quel periodo dell’anno in cui non pioveva come “la bella stagione”. Una terra che non aveva un nome, che non aveva confini, che non era indicata sulle mappe dei viandanti e nemmeno su quelle degli avventurieri. Una terra ostile, impregnata di sudore e fatica, imprecazioni e gente comune.
  • Tra i pochi che vi abitavano c’erano alcuni cavalieri, appartenenti ad una guarnigione che aveva il compito di vigilare sulla sicurezza degli abitanti del sud, sulla tranquillità di chi aveva ottenuto di più dalla sorte. Dovete sapere che dal nord erano sciamati in passato esseri negletti e barbari, creature che vivevano senza uno scopo. Ecco, il compito della guarnigione era quello di respingere tali creature se mai avessero avuto la sfrontatezza di migrare nuovamente. Lo sparuto gruppo di soldati era comandato da un cavaliere dall’animo nobile, si diceva appartenesse ad una facoltosa e rispettata famiglia, un cavaliere che si era votato, con il corpo ma soprattutto con l’animo, al suo compito. Il suo nome era Maurice de Gottardis ed era nato in quella che era conosciuta come una tranquilla e florida cittadina delle pianure. Uomo alto, non bello nel senso classico del termine ma piacente, incline al sorriso ed all’allegria. Maurice era rispettato dai suoi subalterni, odiato dai suoi nemici e ben voluto da chi aveva avuto l’onore di conoscerlo bene. Almeno quel tanto che poteva aver lasciato intravedere il suo animo ed il suo spirito giocoso. Il suo compito principale era quello di organizzare le ronde, di verificare che i suoi ordini venissero eseguiti correttamente, che ci fosse sempre un numero adeguato di soldati a sorvegliare la zona a lui assegnata. Come spesso gli accadeva integrava gli ordini che riceveva con dispacci urgenti con consigli dettati dal buon senso, con malizie suggerite dall’esperienza, per far si che i soldati a lui assegnati non dovessero sopportare fatiche inutili.
  • Erano giorni bui quelli che vado a raccontare, giorni di guerra, giorni di gloria, giorni di dolore e sofferenza, giorni di onore e di amore.
  • Maurice aveva assegnato un drappello dei suoi migliori uomini, al comando di JohnFrank Casomai -cavaliere da tempo immemore, già decorato dalla regina in persona, Sua Maestà Marina I la Terribile – per pattugliare la zona più pericolosa, quella dove già si erano verificati scontri e schermaglie nelle settimane precedenti.  JohnFrank aveva deciso di sorvegliare giorno e notte la porzione di terra che aveva davanti agli occhi, alternandosi ai suoi uomini senza sosta. La notte in cui lui vigilava dall’estremo nord si videro bagliori intensi, quasi che stesse prendendo vita una tempesta come mai prima di allora si aveva memoria. Lampi continui inframmezzati a colpi sordi simili al tuono, luci vivide e colorate, suoni cupi e vibranti. L’astuzia e le battaglie precedenti gli suggerivano di prestare attenzione ma lui sapeva che quella notte non ci sarebbero stati attacchi, sentiva che fino all’indomani nulla sarebbe cambiato. Quando il secondo ufficiale venne per dargli il cambio decise di non lasciare la sua postazione e rimase a fargli compagnia estraendo dalla sua bisaccia la piccola borsa che conteneva il suo tabacco da pipa, un tabacco aromatico che aveva deciso di coltivare da solo, e riempì la sua pipa decorata con le immagini della cavalleria. Offrì il tabacco a Maurice che lo accettò volentieri, non prima però di aver sistemato la sua borraccia davanti a loro, la borraccia che era appartenuta a suo padre e che conteneva quel liquore spacca budella che i contadini del luogo ottenevano dalla fermentazione di una particolare radice che raccoglievano nei boschi. I più arditi aggiungevano le larve di un insetto dal colore rosso intenso, larve piccole che conferivano al liquido trasparente un colore rosato ed aggiungevano potenza al fuoco che era in grado di sprigionare. Bene, quella notte di luci e tuoni sarebbe passata in silenzio con i due che controllavano l’orizzonte facendosi compagnia, senza la necessità di parlarsi, ognuno con la memoria impegnata nei ricordi e l’occhio vigile a scrutare. L’indomani, all’alba, il resto della truppa li vide in piedi su di uno sperone di roccia, figure massicce avvolte nei loro tabarri e l’elmo in testa, con lo sguardo puntato lontano. Tranquilli ed in posizione di riposo, quasi di rilassatezza, per cui compresero che il pericolo non era imminente, che le minacce non si erano presentate e quindi si dedicarono alle loro mansioni, chi a preparare il rancio, farina cotta nell’acqua e carne secca ammollata nel vino, chi a strigliare i cavalli e chi a ripulire l’accampamento. Il giorno aveva avuto inizio, un altro giorno uguale agli altri, un giorno in più da vivere.
  • In questa terra , a circa un giorno a cavallo dall’accampamento, si trovava un villaggetto i cui abitanti definivano città. Lo facevano solo perchè era l’assembramento più grande in un raggio superiore a quello che ogni abitante avesse mai percorso in un singolo viaggio. Nella realtà contava meno abitanti di qualunque altra città dei reami del sud, era meno operosa di qualunque altra città dell’est e, soprattutto era molto meno viva di tutte quelle menzionate sulle carte ufficiali e sulle mappe conosciute. Era, comunque, il luogo con il maggior numero di case e di persone per leghe e leghe, era il luogo dove si viveva in modo profondamente diverso da quello imposto dalla campagna.  Qui la vita scorreva lenta, aveva un ritmo cadenzato dalle necessità degli abitanti e la cosa più allegra era la festa del raccolto. Questa era La Festa, il giorno e la notte più lunghi per il villaggio, dove era concesso quasi tutto. Si mangiava, si beveva, si ballava, si rideva e poi si iniziava di nuovo. Da lontano giungevano giostre e prestigiatori, maghi ed indovini, cavalieri e cavallerizzi, venditori di ogni specie e genere, si cuocevano le frittelle in piazza e si giocava alla parenca, una giostra dove cavallo e cavaliere erano un tutt’uno per sconfiggere l’avversario. Tra le bancarelle c’era quella di una erborista esperta, profonda conoscitrice dell’animo umano e dei poteri della natura, svelta di mente e capace con i suoi rimedi, che giungeva ogni anno e sistemava le sue bocce di vetro proprio al centro della piazza. Disponeva di uno spazio circolare e da qualunque direzione fossero giunti i visitatori non avrebbero potuto fare a meno di fermarsi da lei. Era conosciuta come “la Guaritrice” e nessuno aveva mai saputo quale fosse il suo vero nome e nemmeno si era preoccupato di scoprirlo. La Guaritrice era l’appellativo perfetto per tutti quanti. Se volete saperlo il suo nome, quello scelto dal padre e dalla madre, era Dinoyra ma questo era il nome della sua infanzia, il nome che esisteva prima della sua iniziazione alla conoscenza delle erbe e dei veleni, prima del suo praticantato nei villaggi vicini al suo, prima che per tutti diventasse “La Guaritrice”. Non lo sentirete più questo nome per cui dimenticatelo anche voi.
  • Mentre Maurice e JohnFrank scrutavano l’orizzonte nel villaggio iniziava la festa del raccolto, tutto era pronto e tutti quanti erano pervasi da quella frenesia tipica di una festa già vissuta, dall’aspettativa di riuscire ad agguantare la gioia e dalla consapevolezza che, almeno per un giorno ed una notte, avrebbero pensato solo a divertirsi.
  • Mentre la festa aveva inizio Maurice raccontava a JF che lui l’aveva vista, l’aveva vissuta, l’aveva assaporata fino in fondo insieme alla donna che possedeva il suo cuore, anzi che proprio allora avevano goduto l’una dell’altro comprendendo che il loro destino li portava nella stessa direzione, realizzando che si erano tanto cercati perchè l’una completava l’altro. Maurice raccontò che in quella notte vide la gilda degli “Illuminatori”, dei quali ne aveva solo sentito parlare in termini fantastici, e capì che i membri avevano conoscenze particolari per riuscire a mescolare polvere pirica con salnitro, colori con particelle luminescenti e riuscire a mandare il tutto ad un’altezza enorme, solo con una piccola esplosione, prima di avere lo scoppio del loro preparato e la conseguente formazione di animali fantastici con tutti i colori dell’arcobaleno. Di fantastico c’era solo l’effetto ottenuto, le descrizioni di chi aveva assistito rispecchiavano il vero. Ad entrambi sopravvenne il desiderio di recarsi alla festa e di concedersi un giorno di spensierata allegria ma sapevano che era impossibile che questo si avverasse. All’improvviso un rombo molto più forte dei precedenti li costrinse a concentrarsi sulle nubi nero violacee che si erano addensate in lontananza, proprio la dove si trovava il villaggio che poco prima avevano sognato di raggiungere e videro strani lampi susseguirsi e rincorrersi in una danza contorta e insensata. Una danza che non apparteneva alla festa e che in quel periodo dell’anno, “la bella stagione”, non aveva alcuna spiegazione. Compresero che qualcosa non funzionava, che qualcosa di poco tranquillizzante provocava quegli strani lampi e quel rombo sordo e continuo che stava rotolando per leghe e leghe arrivando fino alle loro orecchie e penetrando nella loro testa. Compresero che la battaglia aveva avuto inizio.Scesero velocemente al campo urlando l’ordine di sellare i cavalli e di prepararsi, risvegliando chi ancora dormiva, incitando gli uomini per l’imminente scontro.
  • Tutto ebbe inizio negli avvenimenti di una notte anche se non c’era stato un vero inizio, gli eventi si susseguono e le vicende si incrociano. Non c’è mai un vero incipit, il tempo scorre ed ogni istante è un già una nuova ripartenza.

Erano ormai giorni che , silenziosa ma percepibile, l’attesa per la festa cresceva nel villaggio e tra i suoi abitanti. Apparentemente tutto si svolgeva come di consueto ma un occhio attento avrebbe colto mille segnali premonitori, le attività si svolgevano come sempre, ognuno intento a condurre il suo lavoro e le sue mansioni, ma una strana allegria pervadeva tutto, un’insolita fretta accompagnava la quotidianità. Le donne ripulivano i loro abiti migliori e acconciavano i loro capelli, gli uomini attendevano con insolita solerzia al loro lavoro per far si che nulla fosse lasciato incompiuto. Il fabbro batteva sul ferro più forte e più velocemente, il falegname usava la pialla con nuovo vigore, gli stallieri strigliavano ben bene i cavalli ed il fornaio sfornava pagnotte su pagnotte, dolci e pagnottelle al miele. Mentre tutto si svolgeva con apparente calma e ripetizione di gesti conosciuti, nei paraggi del villaggio si potevano avvistare i primi carrozzoni dei giostrai, seguiti da quelli a colori forti dei calderai ed infine da quelli dei venditori ambulanti. Erano pronti per prendere posto nella piazza e nelle vie, erano in attesa di potersi sistemare con le loro bancarelle e di poter mettere in mostra le loro merci. Come ogni anno i più attesi erano i calderai, gente nomade che vestiva abiti coloratissimi, rosso insieme al verde smeraldo, blu topazio mescolato a strisce di giallo grano, rosso rubino con l’arancio di un tramonto, persone che vagavano durante tutto l’anno andando da una terra all’altra e toccando gli angoli più lontani, percorrendo vie che solo loro conoscevano e che si tramandavano di padre in figlio, come l’arte di forgiare i metalli per farne utensili e pentole. La storia dei calderai aveva avuto inizio in quei tempi dei quali nessuno aveva più memoria, avevano attraversato le epoche che si erano susseguite ma non avevano mai cambiato le loro abitudini. Aborrivano la violenza e le armi, trascorrevano la vita inframmezzando canti e lavoro, accudivano gli animali e conoscevano i segreti della terra.

La Guaritrice aveva già preso posto nella piazza disponendo le sue erbe secondo uno schema ben preciso e teneva accanto a sè un animale ai più sconosciuto in quelle terre, un Orso Bruno, una bestia magnifica e mansueta, terribile nell’aspetto e nella parvenza ma aggraziata nelle movenze e reale nell’incedere, chiacchierava con gli abitanti e sorrideva ai bimbi più piccoli, ma con gli occhi scrutava le nubi nere e minacciose che  da lontano si stavano addensando, nubi nere come la pece che bloccavano la luce del giorno proiettando ombre scure sul terreno e che si stavano velocemente avvicinando al villaggio. Uno strano senso di irrequietezza cresceva in lei e la rendeva nervosa, percepiva anche che gli animali avvertivano una minaccia tanto che i cavalli nitrivano e scalpitavano senza apparente motivo ed i gatti miagolavano in modo strano.

All’improvviso fu notte ! Lampi continui e crepitii partivano dall’ammasso nero che sovrastava tutto e si scagliavano a terra, la loro violenza era pari a quella di un cannone e lasciavano grosse buche dai bordi anneriti quando toccavano il suolo. Immediatamente si sparse il panico, gli abitanti fuggivano e cercavano riparo in ogni dove, gli animali, come impazziti, si allontanavano veloci. Gli avventori della taverna si precipitarono in strada dopo che un fulmine colpì il tetto incendiandolo, alcuni mostravano bruciature sulla pelle, altri erano stati feriti dalle travi frantumate. La Guaritrice capì di dover intervenire per curare i feriti e calmare i più terrorizzati per cui estrasse dalle sue bisacce unguenti e pozioni già pronte, impartì comandi precisi alla sua aiutante e le affidò i meno gravi mentre lei corse ad assistere chi presentava le ferite più profonde, come il garzone del maniscalco che aveva il volto coperto di sangue, una piccola porzione del tetto lo aveva colpito mentre si trovava al banco della taverna e scherzava con la figlia dell’oste aspettando che gli venisse servita la sua birra. Mentre tutti venivano curati, fasciati, tranquillizzati i calderai si precipitarono nella piazza per portare il loro aiuto, cercarono all’interno della taverna eventuali feriti che non erano riusciti ad uscire all’aperto, si guardarono intorno in cerca di bimbi che si erano allontanati dai genitori, radunarono gli animali riconducendoli nei loro recinti. Al piano superiore della locanda si trovava un gruppo di nobili che avevano deciso di fermarsi nel villaggio quando erano venuti a conoscenza dell’imminente festa, ed insieme a loro si trovava un piccolo drappello di soldati che li scortava per difenderli da eventuali aggressioni di banditi che, dopo aver colpito e depredato le carovane, si rifugiavano veloci nei boschi vicini o tra i monti. I soldati, uomini duri ed esperti, dopo i primi scoppi, liberarono il piano dove alloggiavano i nobili e le scale per farli scendere in strada e portarli in un luogo più sicuro, usarono modi spicci e determinati senza curarsi degli altri ospiti pur di liberare il passaggio. Giunti in strada bastò un’occhiata veloce per individuare un numero sufficiente di cavalli per tutti loro, i più giovani si preoccuparono di raggrupparli in un angolo della piazza mentre gli altri, più anziani ed esperti, sguainarono le spade e si disposero a cerchio alternando lo sguardo tra il cielo e la terra per individuare da dove potesse provenire un attacco. Fecero montare a cavallo prime le nobildonne e poi gli uomini e si allontanarono veloci verso le montagne per trovare un rifugio sicuro in alcune caverne che avevano notato durante il tragitto che li aveva condotti al villaggio il giorno prima, senza sapere che avrebbero incrociato l’intera guarnigione al comando di Maurice e di JF che nel frattempo aveva lasciato l’accampamento e spronato i cavalli al galoppo per raggiungere il punto dove l’anomala tempesta si era scatenata.

La Guaritrice si precipitò ad assistere tutti quelli che richiesero il suo intervento, spalmando impiastri untuosi e maleodoranti sulle ferite, fasciando braccia , gambe e teste, aiutandosi con movimenti sicuri e decisi ricompose fratture, cucì tagli profondi con un ago sottilissimo di osso e filo di budello d’agnello impregnato di calendula e mostrò a tutti le sue capacità. Quello che tenne nascosto erano le arti divinatorie che conosceva da tanto tempo, da quando fu allieva di una donna delle terre bagnate conosciuta come “la Sapiente”, una donna allora già vecchia e nodosa come un ulivo, una donna forgiata dal tempo e dagli eventi che conosceva l’arte della stregoneria e che impartiva lezioni durissime alle poche giovani di talento che mostravano di esserne degne, a quelle poche che erano in grado di sopportare i suoi metodi ed i suoi insegnamenti.  La Guaritrice apprese tutto quello che le fu insegnato memorizzando ogni singola parola come se fosse stata scolpita nella roccia, fece tesoro dei prodigi a cui assistette e ricordò ogni singola sfumatura delle strofe necessarie per provocarli, durò alle fatiche imposte ed alla fine si ritrovò più forte, più tenace, più avveduta e più capace. Mentre esercitava la sua arte sui feriti non lasciò udire le strofe e le nenie che pronunciava, non lasciò intendere che conosceva la stregoneria e che ne faceva uso per ottenere un sigillo che permettesse di mantenere pulite e calde le ferite, che evitasse infezioni e gangrene. Non voleva farsi riconoscere per quella che in realtà era da sempre, non voleva che si sapesse che poteva usare il potere antico che alcune donne, inconsapevolmente, tramandavano alle proprie figlie. Il potere che veniva percepito da chi lo possedeva come una calda luce che ti pervadeva, che ti appagava e che ti faceva desiderare di possederne sempre di più, il potere che ti permetteva cose che i comuni mortali nemmeno immaginavano, il potere che ti faceva additare come una persona diversa e che alla fine ti distruggeva davanti agli occhi di tutti quelli che non potevano possederlo e comprenderlo.

Mentre il caos sconvolgeva il villaggio ed i nobili cavalcavano con le loro guardie per raggiungere i monti dal nord calò un’orda di esseri deformi, bestie con tratti umani, dotati di zanne e corna, zoccoli e pelo che giunsero di corsa per saccheggiare ogni casa, esseri generati da una mente malvagia il cui unico scopo era quello di procurare dolore e disperazione.

Maurice, JF ed il gruppo di esperti combattenti arrivarono al villaggio contemporaneamente alla devastazione degli esseri deformi, incrociarono subito le spade staccando di netto alcune teste mentre gli arcieri si disposero ai limiti del villaggio per creare un passaggio di sicurezza per i feriti ed i bambini. Usavano archi lunghi e potenti, incoccavano una freccia dopo l’altra e ad ogni colpo una delle bestie cadeva priva di vita. I pochi esseri che che riuscivano ad evitare le frecce venivano trafitte dalle lame che si trovavano alle estremità dei lunghi archi o dalle spade dei soldati. I due comandanti, JF e Maurice, diedero disposizioni ai loro uomini, agli abitanti del villaggi ed ai mercenari che nel frattempo erano tornati per dare manforte.

Devastazione, grida di dolore, arti mozzati ed abbandonati a terra, spavento, dolore, paura, ira. Odore di sangue mescolato a polvere e sudore.

La battaglia durò l’intero giorno con grosse perdite da una parte e dall’altra ma, alla fine, l’esperienza dei soldati e dei mercenari pesò più della ferocia delle bestie. Nemmeno una di loro sopravvisse ai continui assalti e fu così che insieme al tramonto giunse il silenzio.

Gli uomini e le donne, ormai stremati, impilarono i cadaveri delle creature calate dal nord e li bruciarono in un immenso rogo e diedero la giusta sepoltura a chi aveva contribuito a salvare il villaggio perdendo la vita. La Guaritrice recitò canti e cantilene mentre i bimbi, spaventati, trattenevano le lacrime.

Le nubi sui monti, nel frattempo, erano diventate più scure ed annunciavano nuovi attacchi.

Jf e Maurice sapevano che avrebbero avuto un breve lasso di tempo per riprendere le forze e preparare gli uomini a nuovi attacchi. Non ora però, prima doveva esserci il riposo. Sperando di poter scivolare in un sonno ristoratore e, soprattutto, privo di incubi.

Cracovia, Krakow un piccolo gioiello

Cracovia, KRAKOW, UN PICCOLO GIOIELLO

 

 

Cracovia, Krakow in polacco, è una città snobbata dalle rotte internazionali del turismo ed è un peccato perchè c’è molto da vedere e da capire.

 

 

il centro cittadinovia  

 

 

Va detto che la parte interessante è costituita dal centro e dalla città vecchia. La Cracovia nuova e la periferia sono un agglomerato di palazzoni del periodo comunista che nulla lasciano all’immaginazione e che trasudano tristezza.

Krakow è stata la capitale della Polonia fino alla fine del XVI secolo quando il potere fu spostato a Varsavia ed il suo centro storico medioevale, perfettamente conservato, è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco nel 1978.
Cracovia è la città di Papa Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, che qui visse per quarant’anni. I cittadini avrebbero voluto la salma del loro Papa per deporla nella Cattedrale insieme ai loro sovrani, gli Jagelloni ed i Wasa. Così non fu mentre nella Cattedrale furono “discutibilmente” tumulati l’allora Presidente della Repubblica Lech Kackzynski e la moglie.

Nel 1938 l’Arcivescovo-Principe di Cracovia, Adam Sapieha, visitò il liceo dove il futuro Papa studiava e fu proprio Karol a rivolgergli il benvenuto in perfetto latino. Alla domanda se da adulto volesse fare il prete la risposta fu no in quanto all’essere prete preferiva gli studi di letteratura.

 

Importante e di prestigio anche l’Università Jagellonica.

 

 

 

Krakow

Krakow

 

 

Come prima cosa ci muoviamo nel centro medioevale di Cracovia il cui cuore è la piazza del mercato, Rynek Glowny .

 

 

Cracovia

Cracovia, Piazza del Mercato

 

 

Cracovia

Cracovia

 

 

 

Questa piazza risale al 1257 ed al centro mostra il Sukiennice , l’antico mercato dei tessuti, anch’esso con caratteristiche medioevali. Fu costruito nel XIV secolo e restaurato due secoli più tardi.

 

 

Cracovia piazza del mercato

Cracovia piazza del mercato

 

 

Oggi ospita un mercato di antiquariato, di artigianato locale e di gioielli fatti con l’ambra del Baltico, al piano superiore si trovano caffè ed una galleria d’arte.

Si sussurra che in una di queste caffetterie, la Nowarolsky, un giovane Lenin iniziasse a tramare una rivoluzione che avrebbe poi cambiato il corso della storia.

 

 

 

Krakow Rynek Glowny

Krakow Rynek Glowny

 

 

La piazza del mercato è divisa in due dal Sukiennice, su di un lato si trovano splendidi palazzi che abbracciano l’architettura (ed i relativi restauri) dal XIII fino al XVIII secolo. Sull’altro lato la Basilica dedicata alla Vergine Maria, Kusciol Mariacki, una piccola piazzetta semi nascosta, l’immancabile Hard Rock Cafè e di nuovo una serie di palazzi stupendi.

 

 

Cracovia, Sukiennice

Cracovia, Sukiennice

 

 

 

Cracovia, Sukiennice

Cracovia, Sukiennice

 

 

Krakow

Krakow

 

 

 

Tra le particolarità del luogo vale la pena ricordare gli squilli di tromba allo scoccare di ogni ora. Da finestrelle laterali di una delle due torri della Basilica della Vergine Maria   si affaccia un trombettiere che fa risuonare squilli cristallini su tutta la piazza. La melodia viene ripetuta per 4 volte in direzione dei 4 punti cardinali. L’usanza è in ricordo di una vedetta trafitta alla gola (ecco perchè la melodia viene interrotta all’improvviso) da una freccia nemica mentre, in una notte del 1241, dava l’allarme dalla torre durante l’invasione dei tartari.

 

 

Cracovia, Basilica della Vergine Maria

Cracovia, Basilica della Vergine Maria

 

 

Caratteristica principale sono le due torri di altezza diversa, una di 81 metri e l’altra di 69. Si narra che la costruzione delle torri fu affidata a due fratelli architetti i quali vollero superarsi a vicenda nella realizzazione. Il maggiore, in un impeto di ira e di invidia, accoltellò il fratello minore uccidendolo.
Due sono le versioni sulla sorte dell’omicida: una vuole che si uccise con lo stesso coltello che ferì a morte il fratello mentre una seconda racconta che fu giustiziato.

Ecco spiegato perchè le due torri hanno altezza diversa e la presenza di un coltello arrugginito che pende dalla parete di una delle arcate.

L’interno della Basilica è particolarmente ricco ed interessante, troviamo tre navate e numerose cappelle laterali. Imponente la parte dell’altare dove fa sfoggio un pala lignea opera del maestro di Norimberga Veit Stoss. La sua realizzazione richiese 12 anni di lavoro.
Altrettanto importanti le vetrate nella parte posteriore di un favoloso colore blu.

Durante la nostra visita a Cracovia erano in corso i preparativi e le funzioni religiose per l’anno mondiale della gioventù e questo ha significato una velocissima visita all’interno senza possibilità di fare foto.

 

 

 

Cracovia, chiesa di Sant'Adalberto

Cracovia, chiesa di Sant’Adalberto

 

 

Sulla piazza si trova una piccola chiesa a cupola risalente al X secolo (anteriore quindi alla costruzione della piazza), la Chiesa di Sant’Adalberto, Kosciol sw Wojcieka. E’ la chiesa più antica della città. La leggenda vuole che la piccola chiesa fu costruita nel luogo dove il santo era solito predicare durante l’opera di conversione al cristianesimo. La prima chiesa in legno fu ricostruita in stile romanico nell’XI secolo ed ancora in stile barocco nel XVII. Oggi si tengono funzioni religiose e nella cripta si ricorda la vita del santo. Di speciale non c’è nulla e quindi evitate l’entrata a pagamento, date una lunga occhiata durante le funzioni religiose.

 

 

 

 

A questo punto ci si sposta in direzione sud-ovest dando le spalle alla piazza del mercato e ci si avvia verso il castello.

 

 

Cracovia

Cracovia

 

 

Bellissima questa via che mette in mostra palazzi perfettamente restaurati e sfarzosi, negozi alla moda e vecchie caffetterie, vetrine di artigiani orafi e di prodotti locali. Assaggiate il formaggio di latte di capra, una delle specialità del luogo.

 

 

Cracovia

Cracovia

 

 

Camminando lentamente si gode di molte buone cose e di odori particolari provenienti dai ristoranti e si arriva alla piazza alla cui destra si intravede il castello con le sue mura difensive.

 

Sulla collina di Wawel si trova il Palazzo Reale  e la Cattedrale .

Al Castello di Wawel ci si arriva salendo una strada “cerimoniale” percorsa anche dai reali di Polonia e che congiunge i luoghi sacri della città.

 

 

Cracovia, Castello di Wawel

Cracovia, Castello di Wawel e Cattedrale

 

 

Subito dopo l’ingresso, a sinistra si accede alla Cattedrale. Questa è considerata la Cattedrale Nazionale, qui i re polacchi vennero battezzati, incoronati, si sposarono e furono tumulati.
Fu la Cattedrale di Karol Wojtyla ed ora è sede del governo religioso della città.

La struttura gotica è il risultato di più ampliamenti ed annessioni. Inizialmente la chiesa era molto più piccola e risaliva all’anno mille, con il tempo si giunse all’attuale e splendida Cattedrale.

 

Nel suo interno si trovano i sepolcri dei re di Polonia (tutti tranne 4) e seguendo il percorso indicato da una cartina che vi viene consegnata all’ingresso, oppure di una audio-guida, potrete ripercorrere la storia della nazione.

 

Non dimenticate di salire sulla torre campanaria dalla quale potrete intravedere uno scorcio di città e, soprattutto, ammirare la campana più grande di Polonia. E’ conosciuta con il nomignolo di Zygmunt (Sigismondo), pesa oltre 11 tonnellate, richiede otto uomini per essere suonata a distesa e la leggenda vuole che il celibe che la accarezzi trovi moglie entro poco tempo.

 

 

Cracovia, Zygmunt

Cracovia, Zygmunt

 

 

 

Il Castello o Palazzo Reale è molto grande ma è visitabile solo in parte. Si possono osservare l’appartamento reale ed in particolare la camera da letto del re, le cucine e poco altro. In compenso è sede di esposizioni temporanee e di una mostra permanente: gli arazzi reali.

In una sala si trova La Dama con l’Ermellino , dipinto di Leonardo da Vinci. Solo per questo non potete perdervi la visita del castello.

 

 

Cracovia il castello

Cracovia il castello

 

 

 

Cracovia il castello

Cracovia il castello

 

 

Poco lontano dalla collina di Wawel potrete trovare il quartiere ebraico.
Palazzi che raccontano la storia di questo popolo in Polonia, strade che trasudano tragedie legate alla II guerra mondiale, il cimitero, targhe che ricordano uccisioni e deportazioni, le sinagoghe.

Lasciatevi guidare dall’istinto e passeggiate curiosando qua e là.

Dopo il tramonto il quartiere si anima di ben altra vita, locali alla moda, ristoranti, bar, discoteche. Ne avrete di che trascorrere la notte.

 

 

Cracovia, quartiere ebraico

Cracovia, quartiere ebraico

 

 

A poca distanza da Cracovia, 20 minuti di treno, si trova un vero spettacolo della natura !

La miniera di sale di Wieliczka .

 

 

Cracovia, miniere di sale di Wieliczka

Cracovia, miniera di sale di Wieliczka

 

 

A Wieliczka, nel sottosuolo, esiste una incredibile miniera di sale modellata dall’uomo in un capolavoro. Fin dall’antichità la zona era conosciuta per la presenza di sale ma fu solo nel medioevo che divenne una vera e propria attività redditizia. Si iniziò a scavare sempre più in profondità e galleria dopo galleria, livello dopo livello si arrivò agli inizi del 1996 alla incredibile profondità di 327 metri.

Il complesso consta di oltre 300 km di gallerie, di innumerevoli sale, laghi sotterranei che servono per la raccolta dell’acqua di infiltrazione e ben nove livelli nelle viscere della terra.

 

 

miniere di sale di Wieliczka

miniera di sale di Wieliczka

 

 

Alcuni tratti, chiusi al pubblico possono essere percorsi solo con piccolissime imbarcazioni a remi. Si tratta di cunicoli o piccole gallerie che sono state invase dall’acqua.

 

 

 

miniere di sale di Wieliczka

miniera di sale di Wieliczka

 

 

La cosa sorprendente è che i minatori polacchi, ferventi cattolici, hanno trasformato alcune delle sale in luoghi di culto, cappelle e confessionali.

 

 

miniera di sale di Wieliczka

miniera di sale di Wieliczka

 

 

 

La più sorprendente di tutte le sale (oltre 2000, mentre sono oltre 3000 le grotte del complesso) è la Basilica dedicata a Santa Cunegonda

 

 

miniere di sale di Wieliczka

miniera di sale di Wieliczka

 

 

Questa sala, che si trova ad oltre 100 metri di profondità, può contenere fino a 500 persone. La cosa più incredibile è che tutto quanto è stato ricavato a mano nel sale grazie all’opera di scultori ed artigiani. Non solo gli arredi ma anche le sculture, sia quelle a muro che quelle in forma di statua. Persino i lampadari sono stati ricavati nel sale, ogni singola goccia tagliata come se fosse cristallo, l’altare, il crocefisso e lo scranno dell’officiante.

 

 

miniere di sale di Wieliczka

miniera di sale di Wieliczka

 

 

Notevole anche la raccolta di oggetti usati dai minatori ed il sistema di trasporto del sale in superficie.

 

 

miniera di sale di Wieliczka

miniera di sale di Wieliczka

 

 

Dal 1978 la miniera di Wieliczka è Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e sono oltre 40 milioni i visitatori che hanno percorso i suoi corridoi e le sue sale, oltre 800.000 ogni anno.

 

Circa tre ore spese molto bene.

 

 

Arrivati alla fine del nostro viaggio vi voglio raccontare qualcosa sulla cucina polacca .

Abbiamo mangiato benissimo in quanto le ricette polacche sono piuttosto sostanziose e ricche di sapori, tante sono anche le influenze delle nazioni vicine.

Da provare la carne alla griglia, i “pierogi” tipici ravioloni con ripieni diversi in base alla stagione, la cacciagione, il pesce di fiume o di lago. Ricette sostanziose, saporite, accompagnate da tanta verdura di stagione.

Niente male anche la birra 🙂

In piazza del mercato, all’estremità ovest, troverete un ristorante in stile texano con carne favolosa e dolci spettacolari. Bisteccone, filetti, arrosti, costate cotti a puntino.

 

Buon viaggio !

 

Ruta del Cister

 

RUTA DEL CISTER

 

 

Tarragona

 


LA RUTA DEL CISTER

 

 

La Ruta del Cister è un percorso che si snoda nell’entroterra di Tarragona tra le zone di l’Alt Camp, la Conca de Barberà e l’Urgell ed è costituito da un insieme di monasteri e di luoghi votivi. La bellezza del percorso è custodita dai Monestirs Reials de Catalunya: Monestir de Santes Creus, Monestir de Poblet e Monestir de Vallbona. Questi sono monasteri cistercensi che risalgono all’anno 1100 ed offrono uno spaccato meraviglioso dell’architettura del tempo (romanico e gotico spagnolo) e dell’influenza dei monaci sul territorio.
Il primo che deve essere visitato è il Reial Monasterio de Santa Maria de Santes Creus perchè è il più antico e perchè è l’unico a non essere più utilizzato per la vita monastica. Questo complesso comprende la chiesa, le aree dei monaci ed un palazzo reale e la sua costruzione data a partire dal 1168; nel corso del XIII secolo il re Pietro III d’Aragona lo scelse come luogo di sepoltura per se stesso e la sua famiglia e fece costruire il Panteon Real nel quale fu poi sepolto anche suo figlio Jaime II. Lo splendore di questo luogo crebbe nel tempo poichè divenne luogo di sepoltura per la nobiltà fino al 1340 quando Pedro el Cerimonioso gli preferì il Monestir de Poblet per le tombe della famiglia reale.

 

 

Santes Creus

Ruta del Cister, Santes Creus

 

 

Santes Creus

Ruta del Cister, Santes Creus

 

 

Santes Creus fu luogo di culto ma soprattutto il centro promotore dello sviluppo della zona circostante, di crescita demografica e di cultura. Il complesso è mantenuto in condizioni splendide e la visita risulta di puro godimento per gli occhi e la mente passando dal chiostro al refettorio, dalle cucine al chiostro interno (molto più grande e riccamente costruito), dal dormitorio alla cappella privata della famiglia reale, dal palazzo reale (ora convertito in biblioteca ed archivio e quindi non visitabile) alla chiesa.

 

 

 

Santes Creus

Ruta del Cister, Santes Creus

 

 

dormitorio

Ruta del Cister, Santes Creus

 

 

Santes Creus

Ruta del Cister, Santes Creus

 

 

Santes Creus

Chiesa di Santes Creus

 

 

Bellissimo il giardino contenuto nel chiostro maggiore e la chiesa.

Santes Creus

 

 

Qui  trovate molte altre informazioni.

 

 

Il secondo monastero che decidiamo di visitare è quello di Vallbona ma complice l’errore fatto impostando il navigatore (abbiamo dimenticato di impostare la strada più veloce invece di quella più breve), ci ritroviamo sperduti su di una stradina sterrata disegnata sulle pendici di una delle montagne della Sierra. Non avendo la possibilità di fare inversione di marcia siamo costretti a fidarci ciecamente delle indicazioni del garmin ed alla fine, zigzagando tra le buche e sfiorando le rocce, riusciamo a giungere a destinazione. Anche questa volta abbiamo avuto la nostra avventura !

Quando ci ritroviamo dinanzi al Monestir de Vallbona  riconosciamo la struttura imponente che incombe su di un paesino minuscolo e scopriamo con disappunto che le monache che abitano e custodiscono il complesso osservano una siesta dalle 13.00 alle 16.30. Le imprecazioni nascono spontanee ed accompagnano la nostra delusione. E’ un vero peccato perchè l’opuscolo recitava che gli interni sono estremamente belli e curati. Ci limitiamo a fotografarlo dall’esterno e ci dirigiamo alla volta di Vimbodi y Poblet.

 

 

http://zlobone.com/m/monastero-di-santa-maria-de-vallbona.php

http://zlobone.com/m/monastero-di-santa-maria-de-vallbona.php

 

 

Il Monestir de Poblet risale al 1150 ed è un complesso sullo stile di Santes Creus, più grande e meglio conservato anche se maggiormente rimaneggiato. Questo è uno dei complessi monastici più importanti d’Europa e conserva le tombe di 8 re d’Aragona e di 6 regine consorti, dal 1991 è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. La sua imponenza appare immediatamente evidente fin dal viale d’ingresso con le mura difensive ed i due portoni attraverso i quali si accede al monastero ed alla chiesa. Le visite sono programmate ogni 30 minuti e non ci sono audioguide (un vero peccato) ma solo visite con spiegazioni in catalano o inglese. Manchiamo quella in inglese per un soffio e quindi ci accontentiamo delle scarne spiegazioni dell’opuscoletto che ci viene fornito con il biglietto d’ingresso ed una volta entrati santo Google ci viene in aiuto regalandoci informazioni esaustive.

 

 

Monastero di Poblet

Monastero di Poblet

 

 

 

Il Monastero di Poblet è ancora abitato da monaci di clausura benedettini e non è visitabile per intero. I monaci si trovano nella parte più centrale del complesso mentre è aperto al pubblico un percorso che permette di comprendere i fasti del passato. Purtroppo la visita risulta poco godibile perchè si è seguiti a vista da un paio di guide che dal fondo spingono tutti verso le sale successive e, complice la presenza di molti visitatori, non si riesce a trovare soddisfazione immediata dinanzi a quello che viene proposto.

 

Una vera meraviglia del passato è la chiesa dove campeggiano le tombe dei re d’Aragona, e la pala d’altare.

 

Per tutte le altre informazioni vi rimando qui  e soprattutto qui

Sito ufficiale della Ruta del Cister

Versione inglese della Ruta del Cister

 

 

Non dimenticate di assaggiare un buon piatto di Jamon serrano accompagnato da un bicchiere di vino tinto.