MILANO, la città che non ti aspetti. Cimitero Monumentale (Capitolo3)

 

Monumentale

 

IL CIMITERO MONUMENTALE

 

Milano, domenica, tempo così così.

Prendi una domenica qualunque in cui non hai nulla da fare e mentre bevi un caffè decidi di andare a fare qualche foto alla tua città. La domanda nasce spontanea: dove vado ? Vado al Cimitero Monumentale e fotografo il Famedio e la Galleria dei milanesi illustri. Immagina che il caso ti abbia organizzato una bella sorpresa e così ti ritrovi gli Amici del Monumentale  che hanno organizzato una giornata con visite guidate e, in men che non si dica, ti ritrovi in gruppo con una guida molto preparata.

La visita parte ovviamente dal Famedio, luogo che conserva al centro la tomba di Alessandro Manzoni e lì accanto quella di Carlo Cattaneo e il busto di Giuseppe Verdi (il maestro è stato tumulato nella casa di riposo per artisti da lui stesso fondata). Il Famedio, dal latino famae aedes ovvero tempio della fama, è una costruzione imponente in stile neo-medioevale e realizzato in mattoni rossi e marmo. Nel progetto originale, ad opera di Carlo Maciachini, era stato pensato come una chiesa, ma venne trasformato nel 1870. Questo è diventato il luogo di sepoltura dei cittadini milanesi illustri e di coloro che hanno lasciato un segno indelebile nella storia della città e dell’Italia.

 

Monumentale

 

 

Ascoltando la guida si scopre tutta una serie di aneddoti divertenti ed interessanti. Inizialmente il sarcofago del Manzoni si trovava più arretrato, ma successivamente si pensò di riposizionarlo al centro della costruzione e, nel momento in cui il corpo mummificato fu esposto, il caso volle che dal rosone sovrastante l’ingresso entrasse un raggio di luce che colpì il volto dello scrittore. Ci fu chi invocò i Santi del paradiso, chi urlò al miracolo, chi pensò di assistere alla resurrezione del Manzoni. Fatto sta che il panico si impossessò dei presenti che fuggirono terrorizzati e la bara rimase aperta ed incustodita.

Nel Famedio si trova anche la tomba di Carlo Cattaneo, patriota che lasciò un segno nelle 5 Giornate di Milano, e le targhe che ricordano molti uomini e donne che tanto contribuirono alla storia di Milano.

Dal 2010 il Comune ha deciso di iscrivere in questo luogo anche i nomi di alcuni cittadini illustri e vi si possono leggere i nomi di Raimondo Vianello, Sandra Mondaini e Bob Noorda, designer olandese che ideò il simbolo della Regione Lombardia, della Metropolitana Milanese, della Coop e  che collaborò alla realizzazione dei marchi Agip, Total, MaxMeyer, Mondadori, Dreher, Ermenegildo Zegna.

Gli appassionati di calcio potranno trovare la tomba del fondatore dell’ A.C. Milan (riconoscibile dalla sciarpa rossonera, lasciata a ricordo) e quella del fondatore dell’ Internazionale Calcio.

Mentre vi aggirate nel Famedio alzate lo sguardo ed ammirate la bellezza della volta.

 

 

Monumentale

 

 

La visita prosegue all’esterno dove troverete la realizzazione che ricorda i deportati nei lager durante la II Guerra Mondiale. Questa è opera dello studio BBPR e, anche se a prima vista sembra scarno e senza significato, contiene un insieme notevole di simboli e messaggi. La struttura è realizzata con materiale recuperato dopo i bombardamenti del 1943, all’interno si trova una gavetta da militare che contiene una manciata di terra proveniente dal campo di sterminio di Mauthausen e tutto intorno si trovano le lapidi con gli 800 nomi, in ordine alfabetico, dei cittadini milanesi deportati. Tra questi si legge anche il nome di Mafalda di Savoia, Principessa della casa reale italiana che fu deportata in un campo di concentramento. Ufficialmente morì a causa delle gravi ustioni riportate in seguito ad un bombardamento alleato; in realtà fu lasciata morire perchè erede della Casa Reale.

 

 

Dall’interno, come dall’esterno, si può notare l’imponenza della struttura antistante il Cimitero vero e proprio che racchiude diversi stili: neo-medioevale, gotico e romanico. Avviandosi lungo i viali si possono ammirare dei veri e propri capolavori scultorei realizzati dagli architetti e dagli scultori in voga nei vari periodi, come se le famiglie milanesi facessero a gara per avere la tomba migliore o più imponente (si diceva che per essere un vero milanese fosse necessario possedere un palco alla Scala, una panca in Duomo e un posto al Monumentale). Tra tutti gli artisti che si cimentarono in questo sfoggio devono essere viste le opere di Giannino Castiglioni ,molto attivo a Milano come scultore, sue sono la tomba Campari (che riprende in modo magistrale l’Ultima Cena di Leonardo), il mausoleo Bernocchi (che rappresenta la Via Crucis), la tomba Falck, il basamento della tomba del Manzoni e il bassorilievo della stessa.

 

 

Monumentale

Tomba Campari

 

 

Monumentale

Tomba di Alessandro Manzoni e di Carlo Cattaneo (in primo piano)

 

 

Monumentale

Mausoleo Bernocchi

 

 

Percorrendo tutto il viale centrale si arriva al Tempio Crematorio, si dice voluto e finanziato dalla massoneria, e nella cui parte anteriore sono conservate le ceneri di molti massoni e di diversi esponenti della corrente della “scapigliatura”.

Questo fu il primo esempio di struttura adibita alla cremazione in Italia, pratica allora osteggiata dalla Chiesa per il Dogma della “resurrezione della carne”. Il primo personaggio importante che volle essere cremato qui fu Alberto Keller e questo riscosse grande eco.

 

Monumentale

 

 

Fu progettato da Carlo Maciachini, coadiuvato dall’Ing. Ceste Clericette, su base quadrata preceduto da un vestibolo colonnato a doppio emiciclo, il tutto in stile dorico-greco.

 

 

Monumentale

 

Lascio ad ognuno di voi le ricerche sulle leggende e mezze verità che circondano questa struttura, che riguardano la massoneria ed i simboli massonici, quali chiodo, martello, righello, Sfinge, stella di David, che si ritrovano in molte opere funerarie.

 

Nelle parti più esterne a sinistra ed a destra (considerando l’ingresso alle nostre spalle) si trovano rispettivamente la parte ebraica e quella degli Acattolici.

 

Insomma, vero è che si tratta di un cimitero ma, visto il quantitativo di opere d’arte, sembra di stare in un museo a cielo aperto.

 

Quando la sirena che avvisa dell’imminente chiusura inizia ad urlare ci avviamo verso l’uscita per rituffarci in centro città, entusiasti per aver visto un pezzo di storia milanese ed italiana sotto una veste inaspettata.

 

Monumentale

 

 

 

 

MILANO, la città che non ti aspetti. Loggia dei Mercanti, Palazzo della Ragione (Capitolo 4)

MILANO, la città che non ti aspetTI

Proseguendo nel nostro tour di Milano ci spostiamo in centro per visitare la Galleria Vittorio Emanuele II. E’ conosciuta come “il salotto dei milanesi”, è stata realizzata tra il 1865 ed il 1878 su progetto dell’architetto Giuseppe Mengoni e collega Piazza del Duomo con Piazza della Scala. Nella prima metà del XIX secolo Milano guardava alle realizzazioni delle capitali europee, Parigi e Londra, simbolo della rivoluzione industriale ed alle loro urbanizzazioni. La Galleria ha forma di croce (lunga 196m in direzione nord-sud, 105,5m in direzione est-ovest, larga 14,5 ed alta 21) ed all’intersezione dei due bracci si forma un ottagono coperto da una cupola in vetro e ferro alta 47 metri. Agli angoli virtuali che si creano nella parte alta si trovano 4 mosaici rappresentanti, in forma allegorica Europa, Africa, Asia e America.

E’ il cuore di Milano e vi si possono trovare alcune delle migliori boutique della città, come Louis Vuitton e Prada ed il bar, forse, più famoso a Milano: Savini.

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

 

Quando siete in Galleria spostatevi al centro, sotto la grossa cupola in vetro, e con Piazza Duomo alle spalle guardate alla vostra sinistra. Sul pavimento vedrete un toro, simbolo della città di Torino. Qui dovrete osservare il rito portafortuna dello schiacciamento “delle palle del toro”. In pratica con il tallone appoggiato ai testicoli del toro (ormai troverete un buco all’interno del quale appoggerete il vostro tallone) girate su voi stessi per 3 volte. Qui  i dettagli di questo divertente intermezzo.

 

Milano

 

 

 

Da Piazza Duomo, guardando verso il Castello Sforzesco, vi trovate di fronte Via dei Mercanti con la Loggia dei Mercanti e, a lato di questa, Piazza Mercanti. Questo è uno dei pochi angoli di medioevo in città ed era il centro della vita economica e degli scambi commerciali. Immaginatevi nel secolo XIII a spasso per la piccola Milano, ricostruita dopo le distruzioni del Barbarossa, e vi ritroverete in una città con prati all’interno ed all’esterno delle mura, frutteti nei terreni intorno alla città, acque limpide portate dal Seveso, dall’Olona e dal Lambro (il cui nome deriva dal greco lampròs cioè lucente), acque sorgive che venivano trattenute all’interno di pozzi appositamente costruiti. Questa è la descrizione che ci viene data da Bonvesin de la Riva e da Galvano de la Fiamma.

In questo contesto la Loggia dei Mercanti era il centro vitale di Milano, il crocevia dei commercianti e delle trattative, qui venivano decisi i traffici ed i guadagni e lì accanto, in quello che oggi è conosciuto come Palazzo della Ragione, i giudici amministravano il diritto penale e civile “rendendo ragione” nelle controversie tra i cittadini.

 

Milano

 

Quella che era una piazza di dimensioni importanti oggi è delimitata dalla Casa dei Panigarola, la Loggia degli Osii, Palazzo delle Scuole Palatine edificato al posto di quello preesistente delle “Scuole del Broletto” del XIV secolo con al centro l’imponente mole del Broletto Nuovo o palazzo della Ragione.

 

 

Proseguendo lungo Via dei Mercanti si giunge in Piazza Cordusio e, percorrendo via Dante (dove troverete i classici ristorantini per turisti ed una sfilata di negozi per gli stranieri) si giunge di fronte al Castello Sforzesco, le informazioni relative al Castello le trovate nel Capitolo 2

 

 

Castello Sforzesco

 

Attraversato il Castello ci trova in quello che è il polmone verde di Milano, Parco Sempione. Questo è il parco più grande all’interno della città ed ha subito numerose trasformazioni, in origine era il parco visconteo che circondava la loro residenza e venne ampliato dagli Sforza . Sotto la dominazione spagnola fu trasformato in piazza d’armi mentre, nel successivo periodo napoleonico divenne un’area verde ad usi civici. Fu solo tra alla fine dell’800 ed i primi anni del 900 che divenne un parco cittadino a tutti gli effetti, fu trasformato e rifatto fino agli anni 50-60 quando assunse l’aspetto attuale.

 

 

 

 

 

Parco Sempione Milano, Arco della Pace

Parco Sempione Milano, Arco della Pace

 

 

Parco Sempione Milano,

Parco Sempione Milano

 

 

Milano, Parco Sempione e Castello Sforzesco

Milano, Parco Sempione e Castello Sforzesco

 

 

Dal piazzale antistante il Castello lo sguardo arriva sino all’Arco della Pace, un Arco Trionfale progettato dal Cagnola ed i cui lavori iniziarono nel 1807 sotto la spinta del Comune di Milano e di Napoleone Bonaparte. Assomiglia molto all’Arc de Triomphe di Parigi così come Corso Sempione è tracciato sull’esempio degli Champs Elyseé. I lavori si fermarono con la caduta dell’impero ma furono comoletati quando Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrarono trionfalmente in città nel 1859.

 

 

 

Arco della Pace di Milano

Arco della Pace di Milano

 

Nei pressi immediati dell’Arco della Pace troverete più di un locale per riposarvi bevendo un cocktail o un drink realizzato alla perfezione.

MILANO, la città che non ti aspetti (Capitolo 2)

 

Milano, la città che non ti aspetti

 

 

 

Oltre alla zona di Porta Nuova descritta nel capitolo 1 (qui) un altro centro di interesse è il Castello Sforzesco con la sua piazza e la famosa fontana che i milanesi chiamano affettuosamente “la turta di spus” cioè la torta degli sposi in quanto durante i giochi d’acqua assomiglia ad una torta nuziale a più piani. All’interno del Castello ci sono cortili meravigliosi ed un museo che vale la pena visitare; inoltre Ad Artem  si occupa di promuovere il Castello con iniziative particolari come la visita ” percorsi segreti ” dove una guida vi farà scoprire i sotterranei del Castello, le postazioni di tiro, le prigioni e vi spiegherà la guerra ed il funzionamento del castello ai tempi degli Sforza.

 

 

Milano

 

 

 

DSC_2009m

 

 

 

 

Milano

 

 

 

Milano

 

 

 

Un’altra associazione che si occupa di promuovere Milano ed i suoi tesori è Milano da Vedere che organizza serate o giornate a tema e vi porterà negli angoli particolari della città spiegandovene la storia e le curiosità.

 

Un capitolo a sè meritano le Chiese di Milano dove insieme al Duomo si potranno trovare dei veri gioielli dimenticati. La Cattedrale, che è la terza chiesa del mondo cattolico come dimensioni, è preceduta solo da S. Pietro in Vaticano e dalla Cattedrale di Siviglia. Tutte le informazioni che vorrete avere sul Duomo le troverete qui, io mi limito a dirvi che non potrete perdervi le vetrate nella parte posteriore, il Sacro Chiodo della Vera croce che si trova nella chiave di volta sopra all’altare maggiore, l’organo e la Cripta.

 

 

Milano

 

 

Importantissima per la storia della città è la Basilica di Sant’Ambrogio che, oltre ad essere una testimonianza paleocristiana e medioevale, è dedicata al suo Santo Patrono. Di particolare bellezza il pulpito, l’altare e la cripta dove sono conservate le spoglie del Santo. L’impianto originale risale all’anno 380 D.C. e fu costruita sul luogo in cui furono martirizzati i primi cristiani. Le tombe dei martiri furono ritrovate nel 2005 in seguito agli scavi effettuati per costruire un parcheggio sotterraneo.

 

 

Milano

 

 

 

Milano

 

 

 

Tra le chiese particolari troviamo San Bernardino alle Ossa costruita su quello che era il cimitero del lebbrosario di Milano. Le ossa sono state trasferite in nicchie sui muri della chiesa utilizzando lo spazio fino al soffitto che presenta un affresco superbo. Il tutto può risultare macabro ma è da vedere.

 

 

S.Bernardino

 

 

 

 

S.Bernardino

 

 

 

S.Bernardino

 

 

Altro gioiello sconosciuto è San Maurizio al Monastero Maggiore. Questa chiesa che si trova in Corso Magenta presenta una facciata anonima ed un interno sontuoso con affreschi di scuola leonardesca, tanto da essere definita “la Cappella Sistina di Milano”. Fu sede del più importante convento femminile della città ed è divisa in due parti ben distinte, una anteriore per i fedeli ed una posteriore per le monache. Fino al 1800 le monache osservarono una clausura molto stretta tanto che potevano assistere alle funzioni solo attraverso una grata e non avevano alcuna possibilità di interazione con il resto del mondo.
Oggi è visitabile anche quella che era la parte riservata alla clausura dove si può vedere un coro ligneo di notevole fattura e la cripta inserita nel percorso museale.

 

 

S. Maurizio.m

 

 

 

DSC_0269m

 

 

 

S. Maurizio1m

 

 

Alle porte di Milano si trova l’Abbazia di Chiaravalle , conosciuta anche come Abbazia di Santa Maria di Rovegnano, che fu fondata da S. Bernardo da Chiaravalle nel XII secolo. Questa è un’abbazia cistercense nata come filiazione di Citeax e costituisce uno dei primi esempi di gotico in Italia. Quando fu costruita era circondata da paludi ed i monaci provvedettero alla bonifica della zona dando un notevole impulso all’agricoltura ed al commercio con la vicinissima Milano. Tra le molte cose da vedere trovate il cancello in ferro del 1200, il coro, gli affreschi dell’abside ed il chiostro.

 

 

Milano

 

 

Particolare la torre che si innalza fino a 56 metri di altezza e che veniva chiamata “la ciribiciaccola”, il nome strampalato viene usato come scioglilingua in una filastrocca dialettale:

« Sora del campanin de Ciaravall
gh’è una ciribiciaccola
Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?
quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola l’è pronta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
la ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren
ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’e lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt »

Non si sa se si riferisce ai monaci o alle colonnine della torre. C’è chi lo riferisce alle cicogne, che nidificavano sulla torre, ed ai loro piccoli.

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

Un ultimo sguardo va al campanile che ospita 5 campane bronzee di pregevole fattura, il loro concerto è conosciuto tra i campanari per la limpidezza del suono e per musicalità delle loro note, e siamo pronti a tornare in città per visitare altri tesori.

 

MILANO, la città che non ti aspetti (Capitolo 1)

 

Milano

 

 

MILANO, LA CIttA’ CHE NON TI ASPETTI

 

“Milano è una città che accampa scarse pretese artistiche ed architettoniche, non certo per una sorta di vocazione all’umiltà, ma credo più per una congiura di capricciosi eventi che ne hanno condizionato la storia e determinato il catartico autolesionismo”.  -Franco Fava-

 

Quando pensi a Milano pensi alla moda, alla Borsa, alla nebbia, alla fretta, al lavoro. Questo è solo lo stereotipo che presenta una città priva di anima e di storia mentre, andando a vedere bene i suoi palazzi, i suoi monumenti e le sue piazze scopri che ti si parano dinanzi agli occhi oltre 2000 anni di storia. Una storia travagliata fatta di invasioni, di guerre, di rivoluzioni che hanno lasciato un segno indelebile sulla città, sulla sua architettura e sul vivere milanese.

 

Cosa vedere a Milano ? Se vi facessero questa domanda sicuramente rispondereste il Duomo, la Galleria, le vie dello shopping, Corso Vittorio Emanuele. E poi ? A questo punto in tanti risponderebbero che non c’è molto altro da vedere ed invece ci sono talmente tanti palazzi, musei, chiese ed abbazie che il solo elencarli vi lascerebbe esterrefatti.

Per descrivere Milano mi piace partire dalla “città nuova” quella che è anche stata definita la Milano 2.0 ovvero il complesso di palazzi che sono stati costruiti nell’ex area delle Varesine, a ridosso della Stazione Garibaldi. In molti avrete visitato questa nuova area che si è accollata il compito di rilanciare l’immagine di una città che altrimenti stava inesorabilmente invecchiando.  Passeggiamo con il naso all’insù guardando questi nuovi super palazzi, Solaria, Solea, il Bosco Verticale, il Palazzo Unicredit, la Fondazione Unicredit, piazza Gae Aulenti ed immaginiamo di trovarci in una capitale europea, immaginiamo il futuro.

 

 

Milano, Porta Nuova

 

 

 

Il colpo d’occhio è ineguagliato in Italia e poche città possono competere in Europa, forse solo Berlino e Londra.

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

La zona è ancora in evoluzione, ma quello che c’è, ed è tanto, lascia tutti con un senso di meraviglia. Le vie intorno hanno preso nuova vita, ci sono nuovi locali, nuovi negozi e nuove opportunità per godere della città all’aria aperta.

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Milano

 

 

Tempo fa ebbi la fortuna di poter salire all’ultimo piano della torre Solaria, progettata dallo studio Arquitectonica di Miami,  e di sostare sul balcone per un po’. Foto a go go da ogni lato.
Francamente mi chiedo il perchè di un balcone enorme ad un piano così alto, il 34esimo, poichè guardare giù fa molta impressione anche a chi non soffre di vertigini, ma la vista di cui si può godere fa superare qualunque paura.

 

 

Milano

 

 

 

 

 

 

Milano

 

 

 

 

 

 

Milano

 

 

 

Piazza Gae Aulenti ed il Palazzo Unicredit sono gli altri punti che catalizzano l’attenzione dei turisti e dei milanesi. La piazza è stata concepita con un respiro ampio e con spazi adatti ad organizzare eventi di ogni sorta; ogni settimana, infatti, ci si trova qualcosa di nuovo e di interessante.

Set fotografici, eventi legati alla moda ed allo sport, concerti, spettacoli di vario genere, spot pubblicitari, set cinematografici, eventi en plein air; tutto questo ed altro ancora da la misura dell’interesse che il complesso ha risvegliato anche nei media e nella comunicazione. In ogni momento della giornata ci sono fotografi che tentano di rubarne l’essenza insieme a turisti che guardano estasiati ed a bocca aperta.

 

 

Milano

 

 

 

Milano

 

 

 

 

Milano

 

 

 

 

Milano

 

 

Gli architetti si sono sbizzarriti con linee curve e tagli netti e verticali, superfici lucide, a specchio, acciaio, il tutto con molta armonia .

 

 

Milano Milano

 

 

 

 

 

Milano

 

 

 

 

Milano

 

 

Una menzione la richiede anche il Bosco Verticale costituito da due palazzi alti rispettivamente 111 metri e 78 metri. Sulle terrazze di ogni appartamento sono stati piantati alberi diversi (oltre 900 specie) che complessivamente costituiscono il numero di alberi presenti in un bosco orizzontale di 7000 metri quadrati. L’insieme dei due palazzi è stato progettato da Boeri Studio ed ha vinto nel 2014, anno di inaugurazione, il International Highrise Award, un premio prestigioso che viene assegnato ogni 2 anni al grattacielo più innovativo al mondo.

 

Una nuova Città tutta da scoprire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

MAR ROSSO, Egypt

egypt

 

MAR ROSSO, Egypt

 

 

egypt

 

 

 

Finita l’estate, passata al lavoro, mi sono detto: parto per una settimana di relax, di dolce relax e ritmo lento lasciandosi scorrere addosso il tempo, di mare, di caldo, di sole. Valutate alcune mete italiane, scartate velocemente per le cifre improponibili richieste dagli albergatori, puntiamo l’attenzione sull’estero e passiamo in rassegna le isole spagnole, la Grecia, la Turchia, Capo Verde, Zanzibar, le mete caraibiche (eliminate tutte per i costi elevati). Rimane l’Egitto.
Troviamo un piccolo resort nel sud dell’Egitto, vicino al confine con il Sudan, grazie ai consigli di un amico. Una struttura con poche camere, niente animazione, niente discoteca, niente spettacoli serali, un cuoco italiano in cucina e, cosa molto importante per noi, totale relax in qualunque momento. E’ la struttura che cerchiamo ed inoltre scopriamo che si affaccia su di una laguna naturale con un tratto di barriera corallina intatto e stupendo.

 

 

reef

 

 

La nostra vacanza inizia con un volo charter di Meridiana che assomigliava più ad un carro bestiame che ad un passaggio aereo ma ormai è risaputo che questi voli sono basati sul minimo indispensabile. Riesco comunque a stupirmi ogni volta di quanto poco spazio vitale si abbia a disposizione, sedili stretti e verticali che di più non si può, con spazio per le gambe praticamente inesistente . Altra cosa che mi lascia basito è la crescente maleducazione dei viaggiatori vacanzieri, urla, strepiti, bimbi che vengono lasciati liberi di compiere quasi ogni nefandezza e la scusa è sempre: “cosa vuole, sono bimbi e bisogna capirli”. Ecco, io non li capisco e, soprattutto, non lo ammetto. Un bimbo maleducato è il frutto di genitori maleducati !  Scusate lo sfogo e veniamo alla vacanza.

 

 

reef

 

Il luogo è il sud dell’Egitto in un resort molto piccolo, poche camere comode e spartane, una piscina (onestamente inutile), una lunghissima spiaggia ed un mare da favola. Le giornate scorrono lentamente, cadenzate da pisolini sotto l’ombrellone, bagni nella baia antistante la spiaggia, snorkeling sul reef e di nuovo un po’ di riposo all’ombra. Un libro ci fa compagnia discretamente accompagnandoci ogni volta tra le braccia di Morfeo.

 

 

spiaggia

 

 

Piacevoli le uscite in barca fino a porzioni di reef più isolate e frequentate da pesci meno abituati al disturbo causato dagli umani, delfini e razze giganti. Spesso si incontrano anche le tartarughe.

 

 

egypt

 

 

reef

 

 

Quelle che i locali definiscono escursioni sono, in realtà, dei veri e propri balzi nella natura e nelle bellezze sommerse.

 

 

 

m1

 

 

 

egypt

 

 

egypt

 

 

Le giornate scorrono in modo piacevolissimo e lento tra un’immersione, una coca ghiacciata, un po’ di chiacchiere e il confrontarsi per elencare le bellezze viste (e per memorizzarle meglio).

 

 

egypt

 

 

egypt

 

 

egypt

 

 

 

A fine giornata si può godere di paesaggi naturali incredibili rilassandosi in veranda mentre si gusta un goccio di rum.

 

 

m5

 

 

egypt

 

 

Sudan

 

 

 

Hawk

 

 

Una vacanza di questo tipo ti lascia in pace con te stesso e con il mondo.

 

egypt

 

 

egypt

TARRAGONA, Spagna

Tarragona

 

TARRAGONA, SPAGNA

 

 

Tarragona, sulla costa mediterranea della Spagna, è fondamentalmente una cittadina che vive di mare e di turismo e che, escludendo una bellissima cattedrale (con annesso chiostro e museo) ed alcuni resti del periodo romano offre solo svago e spiagge. L’abbiamo scelta dopo il soggiorno a Valencia proprio per poter godere di alcuni giorni di relax in tranquillità.

Le spiagge più belle sono situate al di fuori della città ma sono servite dagli autobus cittadini per cui il tragitto per raggiungerle non rappresenta un problema. Alloggiamo in centro, sulla Rambla Nova, con stanza vista mare e non è male affatto, sulla Rambla ci sono un sacco di locali aperti a tutte le ore del giorno e della notte ed anche questo non è male, l’aria è fresca, provenendo dal mare, e sono giorni di festa. En plein !!!

Una prima occhiata alla spiaggia cittadina ci fa comprendere che dobbiamo andare altrove per trovare le tanto decantate spiagge tarragonesi, dopo un consulto con la receptionist dell’hotel scopriamo che c’è un autobus che funge da navetta tra la città e le spiagge. Problema risolto !
Ci incamminiamo per le vie di Tarragona e ci guardiamo attorno: tanta gente, troppa, anche per una città di vacanze marittime nei giorni di ferragosto, basta un caffè per capire che sono i giorni della festa patronale, tanto caos ma molte iniziative. Bene, siamo fortunati.

Pochi passi e siamo davanti alla Cattedrale di Santa Tecla e, ovviamente, entriamo per scoprire questo gioiello che presenta una facciata romanica, incompiuta a causa della peste del 1348, ed un portone gotico.  

 

 

Tarragona

 

 

 

Tarragona

 

 

L’interno comprende diverse cappelle, un coro ligneo ed è annesso un notevole chiostro.

 

 

Tarragona

 

 

 

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

 

A Tarragona si trova l’unico Anfiteatro Romano al mondo che si trova direttamente sul mare, fu costruito nel II secolo ed è molto ben conservato (anche se sono evidenti le opere di restauro) e merita una visita. Al suo interno subì il martirio San Fruttuoso e molti cristiani, nel VI secolo fu costruita una basilica visigota della quale restano solo le rovine del basamento.

 

 

Tarragona

 

 

Altre testimonianze del periodo romano sono le mura che cingono la città vecchia, il foro romano, i resti del circo massimo e quelli del teatro romano. Più che sufficienti per comprendere l’importanza che aveva questa colonia dell’impero romano.

 

 

Tarragona

 

 

Nei giorni in cui ci trovavamo a Tarragona si svolgevano le celebrazioni per il Santo Patrono e con nostra sorpresa scopriamo che sulla piazza antistante la Cattedrale si sarebbe tenuta una gara di Colla Castillera. Uno spettacolo unico, roboante e molto vissuto dai tarragonesi, nella città esistono 4 scuole di collas e si sfidano in questa occasione. Le Collas Castilleras sono le torri “castelli” umane.

Preparatevi al caos, alla calca, al caldo. Migliaia di persone in uno spazio angusto che respirano, spingono e urlano ma lo spettacolo a cui si può assistere è unico.

L’arrivo della banda preannuncia l’ingresso dei castilleros e la folla si divide in due ali per lasciare loro libero il passo

 

Tarragona

 

 

di li a poco si inizia

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

 

 

 

Stupefacente la partecipazione e l’entusiasmo dei niños, i piccolini che salgono a chiudere il castello facendo un giro sulle spalle di chi sta più in alto. Sono bimbetti di 5 massimo 6 anni, bardati come fantini a piedi nudi e con il paradenti come tanti piccoli pugili. Salgono con la velocità, e l’incoscienza, tipica della loro età e sono meravigliosi.

 

 

Tarragona

 

 

a volte, poche fortunatamente, il castello crolla accompagnato dall’urlo della folla ma incidenti gravi se ne registrano davvero pochi. Al massimo qualche ammaccatura per chi sta sotto

 

 

Tarragona

 

 

Ottimi alcuni ristoranti e bar de tapas, noi abbiamo provato l’Assaig, con tapas molto interessanti e gustose – qui il loro sito – e il Toful ( recensioni tripadvisor ) dove abbiamo mangiato la miglior paella di Tarragona,  ma non avrete problemi a trovare locali per tutti i gusti.Non dimenticate di fermarvi una sera da Ibericus  per assaggiare i migliori jamon di Spagna.

 

 

Tarragona

 

 

Nei dintorni vale la pena spendere un giorno sulla Ruta Del Cister dove potrete visitare alcuni monasteri risalenti al 1100.
Noi abbiamo visitato El monestir de Poblet e il Monestir de Santes Creus (qui troverete tutte le informazioni). I monasteri furono costruiti dai re aragonesi per contenere le loro tombe e quelle dei famigliari. Stile gotico imperante ovunque e strutture molto ben conservate.

 

 

 

Per il resto tanto mare, tanto sole, tanto riposo.

 

 

Tarragona

 

 

Tarragona

 

E che mare !

 

 

VALENCIA, Spagna

2723m

 

 

VALENCIA, SPAGNA

 

 

 

Amo la Spagna, la amo in modo viscerale !
L’ho già detto ma non mi stanco di ripeterlo e così, anche per questo anno, le vacanze si fanno in spagna e più precisamente in quel tratto di costa compreso tra Valencia e Tarragona, con qualche escursione nell’interno.
Valencia è una città che avevo messo tra i miei programmi ormai da tempo ma a causa di imprevisti, o scelte diverse dei compagni di viaggio, alla fine mi è sempre sfuggita.
Prenotiamo il volo con largo anticipo per riuscire a sfruttare le offerte di RyanAir ma aspettiamo per gli hotel. La mossa viene premiata pochi giorni prima della partenza quando troviamo un’offerta flash su Expedia, una camera al Westin Palace Valencia al prezzo di un normale 3 stelle. Non ci sembra vero e, un po’ increduli, clicchiamo il tasto prenota. L’offerta è vera e così ci ritroviamo una stanza, in pratica un monolocale, in uno dei migliori hotel della città.

Con queste premessa la vacanza inizia subito nel migliore dei modi.
Arrivati all’aeroporto è semplice comprendere come muoversi con la metropolitana per giungere a destinazione. Interessante, visto il costo contenuto, la tessera valida per 72 ore e per qualunque mezzo pubblico di superficie e sotterraneo. Nel prezzo è compreso anche il biglietto di ingresso per l’Oceanografico e per il Bioparc . La nostra visita alla città inizia con un giro pigro nel centro storico che ci serve per orientarci e capire come organizzare i giorni successivi. Nel centro storico visitiamo subito la Cattedrale Di Santa Maria .

 

 

Valencia

 

 

La costruzione della chiesa originaria risale al XIII secolo, probabilmente su di una moschea del periodo della conquista da parte degli arabi e si sviluppa in un insieme di stili molto diversi tra di loro. Passiamo dal romanico delle origini al gotico ed al barocco spagnolo ben visibili sia all’esterno che all’interno. Il biglietto d’ingresso costa 5 euro per gli adulti 3 euro per gli studenti mentre gli under 13 entrano gratis, comprende anche la visita al museo, alla sacrestia (anche questa in stile gotico), ed al chiostro che è piccolo ma molto gradevole.

 

 

Valencia

 

 

 

La cattedrale internamente mostra una croce latina e tre navate, un altare maggiore di notevole bellezza ed una serie di cappelle laterali, alcune delle quali molto particolari. Merita una menzione particolare la cappella che si trova dietro all’abside e che contiene l’avambraccio e la mano di San Vincenzo (pratica un tantino macabra ma tant’è). Intorno al reliquiario è stata costruita una struttura gotica rimarchevole, protetta da una inferriata in ferro lavorato ed intrecciato, al di sopra ed ai lati un organo risalente al XV secolo e costruito completamente in legno.

 

 

 

Valencia

 

 

 

Valencia

 

 

 

 

In due distinte sezioni staccate si possono visitare il museo, che contiene alcune tele del Goya, e la cappella del Santo Caliz. Questo, secondo la leggenda , è il famosissimo Santo Graal ovvero il calice usato da Gesù Cristo durante l’ultima cena e portato in europa per poterlo conservare e venerare. Quello che lascia a bocca aperta è l’altare di questa cappella, in stile gotico e scolpito nell’alabastro, in origine era una stanza dedicata alle lezioni di teologia ed alla letture delle sacre scritture.

 

 

 

Valencia

 

 

 

 

Valencia

Volta della Cappella del Santo Caliz

 

 

 

graal

IMMAGINE TRATTA DAL WEB (quando abbiamo visitato la cappella il Graal era in restauro e veniva mostrata una copia realizzata piuttosto grossolanamente)

 

 

 

Molto interessante, e motivo di orgoglio dei fedeli valenciani, i tre portali di ingresso alla cattedrale, in stili e materiali diversi permettevano l’accesso da punti differenti. Il principale è detto de los Hierros  ed è in stile gotico (ed è il portale da cui si accede attualmente alla Cattedrale), il secondo detto il Portale del Palazzo è quello originario ed è in stile romanico mentre il terzo, detto Porta degli Apostoli è in stile primo gotico spagnolo.

 

 

 

Dopo la visita ala cattedrale ed al suo complesso ci ristoriamo con una cerveza in un baretto posizionato strategicamente in un cono d’ombra e quindi riprendiamo la nostra visita del centro storico adocchiando i tanti ristoranti e bar de tapas  cercandone uno che ci ispirasse per la cena.  Mentre camminiamo lentamente ci ricordiamo del suggerimento di un’amica e ci diciamo: “questa sera si cena al REFUGIO del Carmen “. Questo ristorantino, posizionato nel barrìo del Carmen, ovvero la zona più vecchia della città, è stato una piacevolissima sorpresa. Il titolare, uomo simpaticissimo e con una risata indimenticabile, ci accoglie con un sorriso e ci fa accomodare consegnandoci il menu. I piatti che vengono serviti sono una rivisitazione fusion e di gran classe di ricette tipiche spagnole, accompagnate da birre artigianali (provate la Alhambra reserva) o da vini selezionati. Meritano il trancio di tonno con salsa in agrodolce, il filetto di cervo con funghi e castagne, il pesce sanpietro ed il gelato al formaggio di capra. Si, avete letto bene: gelato al formaggio di capra ! Quest’ultimo ci ha lasciati letteralmente a bocca aperta.

 

Dopo un sonno ristoratore ci apprestiamo, il giorno successivo, a visitare la città delle arti e delle scienze, Ciudad de Las Artes y Las Cencias, progettata dall’architetto Santiago Calatrava. Un’opera ciclopica, la realizzazione di una visione fantascientifica, un vero gioiello dell’architettura moderna. Che Calatrava fosse un visionario lo si sapeva ma qui a Valencia (seppur in cambio dell’odio dei valenciani che non lo amano per nulla) ha dato il meglio di se stesso. Non vi descrivo quello che troverete, aggiratevi con molta, moltissima calma e gustatevi ogni angolo, ogni edificio, ogni passerella o ponte. Ammirate gli specchi d’acqua e non ve ne pentirete.

 

 

 

2749m

 

 

 

 

 

2866m

 

 

 

 

Valencia

 

 

 

Valencia

 

 

 

Valencia

 

 

Merita sicuramente la fatica un giro notturno per conoscere in modo diverso e con una veste nuova tutta l’area e soprattutto ammirare quello che, in modo naturale, viene creato con giochi di luce ed ombra. L’unica pecca di questo luogo meraviglioso è la mancanza totale di un bar, di un ristorante o anche solo di una bancarella dopo il tramonto, nelle calde notti estive se trascorri diverse ore a fotografare o ad aggirarti per la ciudad a tarda sera non puoi concederti una bibita od un gelato. Pazienza ! In ogni caso quello che si presenta davanti ai vostri occhi merita il tempo che spenderete.

 

 

Valencia

 

 

 

 

Valencia

 

 

 

 

Valencia

 

 

Torniamo in città e ci concediamo un paio di tapas con una cerveza verso le 2 di notte, per questo c’è solo l’imbarazzo della scelta.

 

 

Un capitolo a parte lo meritano le altre due attrazioni di Valencia: l’Oeanografico ed il Bioparc.

L’Oceanografic è l’acquario marino più grande d’Europa ed è diviso in aree tematiche, passando da una zona all’altra è possibile vivere i mari del mondo come se ci trovasse al loro interno. Vasche immense costruite con tunnel attraverso i quali ci si trova faccia a faccia con mante, squali, beluga, pesci tropicali, del mar rosso, del mediterraneo.

 

 

2764m

 

 

 

2782m

 

 

Il Bioparc è un pezzo di Africa portato in città, ricostruito con cura ed attenzione alla salute degli animali. Anche questo è suddiviso in aree tematiche ed in ognuna è possibile ammirare animali che vivono liberi in un ambiente ricostruito con maestria. Gorilla, lemuri, zebre, rinoceronti, giraffe, elefanti, ippopotami, coccodrilli e molto altro.

 

 

Valencia

 

 

 

Valencia

 

 

 

Risulta piacevolissimo gironzolare più volte tra i viali ammirando animali meravigliosi che normalmente si vedono solo in tv nei documentari del National Geographic.

La struttura comprende anche alcuni punti di ristoro ed un ristorante per cui anche in giornate calde non ci sono problemi per rinfrescarsi. Tenete presente che sia l’Oceanografic che il Bioparc richiedono tempi lunghi per una visita accurata e soddisfacente, non inseriteli nella stessa giornata.

 

Per una serata particolare vi consiglio la Taberna Jamon Jamon , vera taverna spagnola con tapas eccezionali ed una entrecote de ternera semplicemente super. Abbinate un vino spagnolo della rioja, tipo crianza o tempranillo reserva, e non ve ne pentirete.

Non ci facciamo mancare nemmeno un paio di giorni sulle spiagge valenciane in zona malvarrosa, lunghe e larghe a perdita d’occhio, piacevolmente poco affollate e con micro stabilimenti balneari con tanto di ombrelloni, sdraio e baracchetta con bibite ghiacciate. Ci sono comunque ampie zone di spiaggia libera tra una baracchetta e l’altra. Il mare non è quello delle maldive ovviamente ma l’acqua è pulita e piuttosto calda.

 

Lungo la passeggiata che costeggia il mare troverete molti ristoranti e birrerie, bar e taperie, negozietti ed ambulanti e numerose docce.

 

2862m

 

 

Piacevole prolungare la sosta al mare fin dopo il tramonto con un bagno prolungato al calar del sole e verso le 21.00 portarsi verso lo stabilimento Casa Isabel , un aperitivo con un paio di tapas in attesa della portata principale: pescado del giorno a la plancha. Interessanti anche i vini bianchi della zona di Valencia che ho scoperto in questa occasione.

 

Il nostro ultimo giorno a Valencia lo spendiamo di nuovo girovagando in città alla ricerca di scorci particolari e con la visita al palazzo de La Lonja de la Seda edificio che si presenta come un castelletto medioevale ed è inserito tra i beni patrimonio dell’umanità. L’interno è molto bello e ben conservato.

 

 

2810m

 

Prendetevi anche un po’ di tempo per gironzolare qua e là senza una meta.

 

 

2848m

 

 

 

2847m

 

 

2697m

 

 

 

Valencia

 

 

Dimenticavo di dirvi che a Valencia ci sono 2 mercati meravigliosi: il Mercado de Colon , costruzione modernista dei primi anni del ‘900

 

 

2690m

 

 

 

ed il Mercado Central dove troverete di tutto a prezzi concorrenziali e con una qualità al top. Quest’ultimo è più grande, più rifornito ed è un vero mercato. Per una pausa pranzo veloce potrete comprare un cartoccio di pesce freschissimo e farvelo cuocere in una delle bancarelle appena al di fuori del mercato per 5 euro. Questa è organizzazione al top !

In alternativa potrete farvi tagliare qualche fetta di jamon (occhio a quale comprate perchè potreste spendere cifre folli, considerate che un buon jamon pata negra spenderete non meno di 10 euro all’etto e con un joselito addirittura 50 euri per 100 grammi di delizia) ed acquistare frutta già tagliata a pezzetti.

 

 

2803m

 

 

 

2802m

 

 

 

2798m

 

 

Il nostro viaggio a Valencia si conclude alla Sidreria El Molinon , tapas restaurante asturiano. Piatti tradizionali ed anche particolari ma in ogni caso buonissimi. Accompagnate il tutto con dell’ottimo sidro che vi verrà versato nel tipico modo asturiano o, se lo preferite, con della cerveza.

 

 

Come sempre queste sono solo idee di viaggio e locali sperimentati personalmente, divertitevi a scoprire di più !

 

¡Hasta luego! Valencia

TUSCIA VITERBESE ovvero un fine settimana tra il Parco di Vulci, Civita di Bagnoregio e testimonianze etrusche

 Tuscia

 

TUSCIA VITERBESE

 

 

La Tuscia Viterbese questa sconosciuta.

Dite la verità, quanti di voi la saprebbero collocare su una cartina o ne hanno anche solo sentito parlare ? Quando una cara amica mi ha detto “vieni in Tuscia e rimarrai sorpreso” io le ho chiesto se per caso la Tuscia fosse una ricetta regionale.

La Tuscia attuale è quella zona compresa tra il confine sud della toscana e l’alto lazio ma in origine aveva confini ben più ampi come risulta da wikipedia . Io ho visto e gustato la Tuscia Viterbese, ho visitato una piccola porzione del Parco di Vulci, ho ammirato la Civita di Bagnoregio , ho assaggiato un sacco di ricette fantastiche e ho avuto un orgasmo gastronomico con i loro salumi.

Non riesco ad indicarvi un itinerario che abbia un senso anche perchè i tre giorni che abbiamo trascorso nella zona si sono sviluppati senza una logica, abbiamo gironzolato qua e là memorizzando la bellezza che si è parata davanti ai nostri occhi.

Un giorno al mare a Feniglia appena giunti ci ha ritemprato dal lungo viaggio in moto e dal caldo patito, spiaggia tranquilla e mare caldo. Verso sera rientramo all’agriturismo Casal Vento di Mare e di Tramontana , ci concediamo una doccia fresca ed un momento di relax giocando con i cani presenti nella struttura e ci appropinquiamo quindi al ristorante presso il quale avevamo prenotato, La Torre di Lavello  a Tuscania. Qui abbiamo cenato in modo meraviglioso: tortino di baccalà e panzanella come antipasto, un assaggio di tagliatelle al ragù bianco di cinghiale ed infine uno strabiliante petto d’anatra con sformato piccante di cavolfiore. La scelta del vino è caduta su un Valpolicella Ripasso, ottimo.

 

Il giorno successivo è in programma una visita alla Civita di Bagnoregio, arrivati lo spettacolo che si para dinanzi ai nostri occhi è unico

 

 

Civita

 

 

la rimiriamo con calma finchè non ci incamminiamo sul ponte che ci porterà all’interno della “città che muore”. La Civita è conosciuta anche con questo triste nome a causa dello spopolamento completo (in effetti non è per nulla semplice vivere in un luogo del genere) e perchè lo sperone di tufo su cui poggia si sta inesorabilmente, anche se lentamente, disgregando.

Entrati nella Civita sembra di stare in una dimensione parallela dove tutto è curato, ben pulito, ordinato e si respira un’aria di antico rimesso a nuovo. Si trovano ristoranti tipici e bar ben forniti, si tengono spettacoli serali in piazza e si incontrano orde vocianti di turisti giapponesi. Buffo il mezzo, un piccolissimo trattore, che percorre nei due sensi il ponte per portare le merci all’interno della città. La costruzione della città è dovuta agli etruschi mentre i palazzi e le case risalgono al periodo medioevale o, al limite, a quello rinascimentale.

 

Tuscia

 

La pancia brontola ed allora muovendoci lentamente in moto, su e giù per la città di Bagnoregio, adocchiamo i due lati della strada in cerca di una macelleria che faccia anche da “porchettaro”, dopo averla trovata con facilità (da queste parti come in tutta la Toscana e Lazio se ne trovano in ogni dove) compriamo i panini dal panettiere e ce li facciamo riempire in modo indecoroso di porchetta, con tanto di cotica croccante. Un paio di birre ghiacciate acquistate al bar di fronte ed il pranzo è servito.
Con molta molta calma ci rimettiamo in marcia alla volta del lago di Pellicone ma, strada facendo, giungiamo ad un bivio e magicamente decidiamo di cambiare percorso: Orvieto. In soli 20 km giungiamo in una bellissima città medioevale con ben in testa il duomo.  Già dalla strada che ci condurrà in centro città si può ammirare con un sol colpo d’occhio il suo splendore e, percorrendo i tornanti che scendono a valle, troviamo un classico belvedere dal quale riusciamo a fare buone fotografie, complice la luce morbida del tardo pomeriggio.

 

 

Tuscia

 

 

La costruzione del Duomo di Orvieto risale al tardo medioevo, più precisamente a partire dal 1290 quando Papa Nicola IV benedisse la prima pietra, la sua architettura è un esempio di rottura con lo stile classico della basilica romana e mostra chiare influenze figurative del gotico francese.

 

 

 

Orvieto

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

 

Una visita alla città di Orvieto non può non includere il Pozzo di San Patriziouna realizzazione ciclopica e di altissima ingegneria considerando che fu progettata e costruita nel decennio compreso tra il 1527 ed il 1537, basta infatti pensare alla doppia scala elicoidale, ai 72 finestroni, alle sue dimensioni (54 metri di profondità e 13 di diametro).

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

Conclusa la veloce visita della città torniamo sul percorso originario e ci dirigiamo al Parco di Vulci per raggiungere il ristorante Casaletto Mengarelli . Ci fanno accomodare in terrazza sotto un cielo stellato ed una pallida luna che ci fa compagnia e, dopo l’immancabile domanda “acqua naturale o leggermente? ” (dove per leggermente si intende l’acqua Fonte di Nepi), ha inizio una sinfonia di piatti tipici. Tagliere di salumi, gnocchetti al tartufo nero, tagliatelle al sugo di cinghiale, filetto alla rossini, stufato di cinghiale. L’accompagnamento, quasi un sottofondo armonico, lo garantisce una bottiglia di Bruciato.

 

 

 

Siamo arrivati al terzo ed ultimo giorno in Tuscia, ci attendono il fiume Fiora, il Romitorio di Poggio Conte   , nel territorio di Ischia di Castro, e la cascatella. Una mezza giornata immersi nella natura e la scoperta di luogo, il romitorio o eremo, che ci riporta indietro nel tempo. Passeggiare in mezzo al verde costeggiando il fiume Fiora sarebbe bellissimo se la giornata non fosse così calda e non ci fosse un sole rovente come quello che, invece, abbiamo trovato.

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Riposandoci di tanto in tanto all’ombra dei grandi alberi giungiamo all’eremo,

 

 

 

Tuscia

 

 

 

il tempo al’improvviso si ferma e ci accompagnano solo il fresco ed il rumore di una piccola cascata.

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

 

Tuscia

 

 

 

Tuscia

 

 

 

 

Nel pomeriggio puntiamo dritti al lago del Pellicone, lago nel quale hanno girato una scena di tre uomini e una gamba ed una di Non ci resta che piangere. Nel periodo estivo è frequentato da chi discende il fiume con un percorso di rafting.

 

 

 

Tuscia

 

 

 

La stanchezza inizia a farsi sentire ed il tempo ormai stringe, ci avviamo veloci all’agriturismo per una doccia ristoratrice (ci sta anche un pisolino) visto che ci attendono al ristorante Le Murelle . Non vi racconto della cena sontuosa, della qualità del pesce, della terrazza sul mare, anzi NEL mare, dell’atmosfera che ti circonda mentre mangi e chiacchieri con gli amici. Vi dico provatelo e capirete.

 

Bene, il mattino successivo Milano ci chiama e dobbiamo partire. Ci attendono 500 Km sotto ad un sole rovente ma ne è valsa la pena.
Tuscia ci rivedremo.

 

 

 

 

Tuscia

 

 

AAhhh … dimenticavo di dirvi che se adorate i salumi, prima di partire dovete assolutamente passare da Pescia Romana alla macelleria Nardi dove troverete di tutto. Personalmente vi consiglio il prosciuttino crudo di cinghiale ed il filetto al pepe.
Alla prossima

Lago d’Iseo e Torbiere del Sebino

Lago d’Iseo, Monte Isola e Torbiere del Sebino

 

 

 

Il giusto titolo per questo racconto dovrebbe essere: “La BellaGente in gita al Lago di Iseo” ma sarei poi costretto a spiegarvi il signicato di BellaGente e di come questo appellativo sia nato, di come il Gott lo abbia coniato, dei nostri ritrovi foto-eno-gastronomici da cazzari patentati, delle liti fotografiche a suon di pixel che ne nascono e di come sia difficile far parte del gruppo. Ehh si mica tutti ne possono far parte, è un club esclusivo e devi avere determinati requisiti per ottenerne l’ammisione. Dovrei raccontarvi del Gott, del Gianf, dell’Ama, di me che sono conosciuto come “Il Doc”, del mio Capo (con la moglie è necessario usare un tono deferente e rispettoso). Se fossi un bravo scrittore ve li potrei introdurre con una descrizione attenta e minuziosa tanto da renderli vivi davanti a voi, ma diventerebbe complicato ed inoltre io non sono un bravo narratore, quindi ho optato per un più sobrio “Lago d’Iseo, Monte Isola e Torbiere del Sebino”.

 

 

Lago d'Iseo

 

 

 

Il Lago d’Iseo si trova a circa un’ora di auto da Milano, mi son sempre detto: prima o poi ci andrò ! Ecco, prima o poi ma quel momento non sembrava giungere finchè l’amico Maurizio “il Gott” Gottardi, fotoamatore anche lui ( qui trovate il suo interessante blog fotografico ) non ha preso in pugno la situazione. Parte un giro di messaggi e ci si accorda per una domenica utile per tutti, lui decide il programma, il ristorante (ebbene si, quando ci siamo di mezzo tutti non si può evitare una sosta al ristorante tipico, siamo buongustai oltre che appassionati di fotografia), gli orari e la sequenza delle cose da fare.
Signorsì Signore, appuntiamo tutto e si parte.
Ritrovo a Rovato, uscita A4 direzione Venezia, e subito ci sono problemi: non ci troviamo essendo giunti alla spicciolata. Nuovi messagi ed alla fine ci si incontra; baci e abbracci per tutti e ci si conta. Io, tu, lei , Br1, Mauri, l’Ama, il Gianf, la Gnara ed il Gnarino.Il Gnarino è un bimbo adorabile di manco 1 anno figlio del Gott. Ci seguirà per tutto il giorno dimostrando, una volta di più, di essere un bimbino eccezionalmente bravo e paziente.

Giunti a Iseo subito il biglietto ed un caffè che il traghetto sta arrivando.

Si parte e l’avventura inizia !

 

 

Lago d'Iseo

 

 

Sul traghetto si chiacchiera, si ride, si fanno programmi per la giornata che saranno ovviamente disattesi, ma si sa come vanno queste cose. Non si perde però l’occasione per qualche foto ricordo e si tenta anche un guizzo creativo

 

 

Lago d'Iseo

 

 

Mentre si naviga sul lago mi rendo conto che quello che avevo sempre considerato un laghètto, con la pronuncia della “e”  molto aperta come si conviene ad un nordico e che tanto fa ridere l’amica Ama, che invece la pronuncia rigorosamente chiusa come si addice  ad una Alto Laziale, è invece un lago di dimensioni molto generose. Tanto generose da ospitare non una, non due ma ben tre isole. In realtà l’unica isola di dimensioni importanti è Monte Isola    

mentre le altre due, San Paolo e Loreto, sono poco più di uno sputo di roccia e vegetazione. L’unica attrazione sono le ville che ospitano, adocchiabili dal battello ma off-limit per l’approdo.

 

DSC_1481m

 

 

 

Si arriva a Monte Isola in circa 20 minuti di navigazione durante i quali si provvede al cambio pannolino del piccolo Gnaro e ci si fionda subito al ristorante. Sono le 12,40 e le pance già brontolano con un borbottio sommesso. Ci accoglie il ristorante trattoria del Sole dove placheremo i morsi della fame con dei favolosi ravioli con ripieno di tinca, fritto di pesce del lago (notevoli l’involtino fritto di coregone, il filetto di persico e quello di tinca) ed un assaggio di pesciolini in carpione. La scelta del vino era obbligata: bianco fermo delle cantine Barone Pizzini, in fin dei conti siamo in Franciacorta. La carta dei vini propone comunque una scelta molto ampia. Caffè e poussez-cafè  offerti dalla casa.

Dopo un pranzo del genere una passeggiata lenta ci sta bene, non foss’altro per stimolare i movimenti della peristalsi. Ci aggiriamo senza fretta sul lungolago adocchiando punti panoramici per appagare la vista ed angoli riparati dove scattare una foto

 

 

Lago d'Iseo

 

 

 

La stradina costeggia davvero le rive del lago e adocchiando sempre la porzione in ombra avanziamo in ordine sparso, ognuno intento alle sue foto, tutti quanti preoccupati del gran caldo che ci fa sudare a profusione (il dubbio che il Barone Pizzini stia giocando la sua partita ci perseguita, invero) e così , saltanto di ombra in ombra, riposando qualche minuto qua e là, troviamo angoli caratteristici che ostentano la loro bellezza, bellezza che proviene dai ritmi lenti di un tempo.

 

 

Lago d'Iseo

 

 

 

Complice la tranquillità dei luoghi molti animali hanno eletto a loro dimora gli anfratti della costa ed offrono ai turisti tutta la loro bellezza ed eleganza

 

 

Lago d'Iseo

 

Cigno Reale

 

 

Ripartiamo per tornare ad Iseo ma decidiamo di allungare la traversata per rimirare la costa dal battello, il Gott suggerisce di spostarci zigzagando tra un approdo e l’altro, salendo e scendendo dai traghetti e noi tutti in coro gli manifestiamo la nostra approvazione.  In realtà abbiamo sbagliato traghetto e ci vediamo costretti a fare il periplo del lago per tornare alla moto ma questo è un dettaglio, in fondo sono il primo sostenitore della teoria “perdersi è bello” !

 

 

DSC_1501m

 

 

 

infatti questi scorci ce li saremmo persi

 

 

Lago d'Iseo

 

 

 

DSC_1501m

 

 

 

 

così come un temporale incipiente

 

 

DSC_1501m

 

 

 

 

Giunti nuovamente ad Iseo ci muoviamo verso le Torbiere del Sebino   , una riserva naturale all’interno della quale godiamo di un tramonto spettacolare.

 

 

Torbiere del Sebino

 

 

 

Passeggiando con calma seguiamo il percorso centrale (in alternativa esiste un percorso nord ed uno sud) ed il buio ormai è davanti a noi.
Due ultimi click con la macchina fotografica e possiamo tornare in quel di Milano, con gli occhi colmi di bellezza e la panza ancora piena.

 

 

 

Torbiere del Sebino

 

 

 

Torbiere del Sebino

 

 

¡hasta luego!

 

io me ne torno a casa.

 

Lago d'Iseo

 

Sevilla, maravillosa ciudad

Sevilla, España

 

Io AMO la Spagna, la amo in modo viscerale. Adoro i paesaggi, la cucina, gli spagnoli (le spagnole un po’ di più), le loro città, le loro coste, le loro isole, il loro modo di vivere.
Fatta questa doverosa premessa vi voglio raccontare Sevilla (Siviglia), ve la voglio descrivere come l’ho vista e vissuta.

Sevilla

 

Sevilla, Calle Sierpes nell’ora blu

 

Una settimana a ritmo lento, adeguandosi immediatamente al vivere imposto da temperature alte, come se ci si trovasse costantemente in un forno ventilato.
Come mi succede in ogni dove nel mondo anche a Sevilla mi sono perso più e più volte nonostante la cartina dettagliata che tenevo tra le mani. Non mi sono mai preoccupato però, non lo faccio mai, perchè sono fermamente convinto che “perdersi è bello” perchè rischi di scoprire angoli che altrimenti non avresti visto, di incontrare tipi originali che non avresti trovato, di incappare in un locale tipico, veramente tipico, frequentato solo da gente del posto e di riuscire ad assaggiare ricette sconosciute al mondo mondiale tutto ! L’ho  fatto anche a Sevilla !

Come elencare le meraviglie di  Sevilla ? Io inizierei dai piatti e dalle ricette tipiche. A Siviglia potrete mangiare dovunque e sempre molto bene spendendo il giusto, ma a patto che vogliate mangiare sevillano. Tapas diversissime e comunque cucinate in modo creativo anche quando sono uguali. In pratica ogni chef si inventa il suo modo di cucinarle e di prepararle. Da assaggiare assolutamente il solomillo al whisky (lo troverete scritto in cento modi diversi: wiskey, guisky, whiskey … ) la ricetta è a base di filettini di lonza cotti nell’olio e aglio (tanto aglio) ed innaffiato con whisky alla fine. Per i più curiosi propongo questa ricetta di una cara amica che ha vissuto a lungo a Siviglia. Altre pietanze che mi hanno positivamente colpito sono le patatas bravas (patate con salsa all’aglio e peperoncino), le anchoas, il pulpo a la gallega, il fritto di mare … insomma i miei ricordi di questa città partono sempre dalle loro pietanze.

 

La cosa che mi è rimasta nel cuore è l’architettura, tipicamente arabo-spagnoleggiante, il susseguirsi di tinte forti quali rosso carminio, blu cobalto e oro e di colori più occidentali. Colori che si ritrovano nei “patios” ovvero i cortili interni, tipici dell’architettura spagnola e sudamericana, circondati da loggiati e su cui si affacciano le varie stanze. Di norma sono provvisti di fontane e/o giochi d’acqua ed ingentiliti con piante ornamentali.

Sevilla

 

Quando ti trovi in un patio non è difficile immaginare la vita che fu, uomini che discutevano tra di loro e donne intente a chiacchierare rinfrescandosi con un ventaglio, oppure ballerini di flamenco che, a tarda sera, intrattenevano gli spettatori intonando canzoni ed accennando balli pervasi di tristezza. Il flamenco è un’eccezione però, tutto il resto della città è vita ed allegria, colori e musica.

Sevilla

 esagerazioni fotografiche a Siviglia

 

 

Partiamo dunque per il nostro giro panoramico.
Prima di tutto Siviglia è il Real Alcazar e la Cattedrale con la Giralda la torre campanaria dalla cui sommità si domina la città. Prenotando la visita insieme al viaggio si evitano code estenuanti sotto un sole cocente e si riesce a visitare tutto il complesso con calma in un solo giorno. Ci sta anche una giusta pausa per gustarsi un paio di tapas con una caña (birra alla spina).

 

Real Alcazar 

Real Alcazar, cortile interno

 

Il Real Alcazar e la Cattedrale con la Giralda si affacciano sulla stessa piazza, da questa parte la via dei ristoranti, francamente un po’ da turisti ed una serie di locali interessanti per passare una serata in allegria gustando una San Miguel alla spina con qualche stuzzichino. Se non amate la musica a palla vi consiglio di evitare quelli frequentati dai giovanissimi, il volume è davvero altissimo.  La Giralda originariamente era un minareto, la torre più alta al mondo nel periodo in cui fu costruita, mantenuto e trasformato in torre campanaria nel successivo periodo cristiano. Non ci sono scale per salire alla sommità ma 34 rampe che portano fino alla cima dove troverete l’iscrizione NO8DO . Questo è il motto di Siviglia ed è un anagramma, l’8 simboleggia un rocchetto di filo, in castigliano si pronuncia madeja, e leggendo l’iscrizione per intero si trova: NO – MADEJA – DO. Foneticamente suona “no me ha dejado” ovvero non mi ha abbandonato.

Nell’Alcazar troverete giardini meravigliosi e ben tenuti e Los Baños de Doña Maria de Padilla

 

Sevilla

 

I “Bagni di Donna María de Padilla” sono camere di raccolta di acqua piovana situate sotto il Patio del Crucero. Queste vasche presero il nome da María de Padilla, moglie di Pietro il Crudele. Si pensa che Pietro I si innamorò di María e che ne uccise il marito. María resistette alle sue avances e si gettò in faccia dell’olio bollente per sfigurarsi e bloccare i propositi di Pietro. In seguito divenne suora e si trasferì in un convento. Viene vista come simbolo di purezza nella cultura di Siviglia (fonte Wikipedia)

 

Dopo un’intera giornata tra la Cattedrale e l’Alcazar divertitevi a gironzolare tra i vicoli di Siviglia immaginando qualche capitano d’armi che vi viene incontro mentre chiacchiera con una donzella che, pudìca, si nasconde diero ad un ventaglio oppure un avventuriero in cerca di fortuna

 

Sevilla

 

Sevilla

Barreduela o Callejon del’Inquisicion, si trova accanto al castello di San Jorge che era la sede del Santo Uffizio e del Tribunale dell’Inquisizione. Il suo nome deriva dal fatto che i condannati dall’Inquisizione lo percorrevano per giungere sulla piazza dove veniva eseguita la sentenza di morte.  Si trova nel quartiere di Triana sulla riva occidentale del fiume Guadalquivir dove si uniscono la Siviglia antica e quella moderna.

Secondo la mitologia, la dea Astarte per sfuggire alla persecuzione amorosa di Ercole si rifugiò sulla riva occidentale del Guadalquivir fondando Triana ed il nome deriva dal suo passato da colonia romana fondata da Traiano, ’imperatore romano. e fu tradizionalmente un quartiere di marinai, operai, ceramisti e industriali, famosa per i suoi toreri, i cantanti e i ballerini di flamenco.

Secondo alcuni autori, il nome Triana deriva da una formula di compromesso tra i celtiberi e i romani, TRI (tre) dal romano e ANA dal celtibero che vuol dire fiume, ed è dovuto al fatto che in questa zona il fiume si divideva in tre.

Chi visita Triana ne può approfittare per comprare ceramiche esclusive e realizzate tradizionalmente, vagare per le strade durante il giorno e godersi di notte l’allegria dei suoi bar e lo splendido panorama dell’altro lato del Guadalquivir.

 

Guardando attentamente intorno mentre passeggiate lentamente per Siviglia troverete numerosi patios e resterete meravigliati dalla loro bellezza

 

Sevilla

 

Interessante anche tutta la parte di città che si snoda lungo il fiume Guadalquivir, potrete trovare locali, house-boats adibite a ristorante, tanti sevillani che corrono lungo le sponde nonostante il caldo. I vari tratti sono dominati dai ponti, che fungono anche da riferimento

 

Sevilla

 

e più di tutti colpisce il ponte di Santiago Calatrava 

 

Sevilla

 

 

Non rinunciate alla visita a Casa de Pilatos  considerato il prototipo del palazzo andaluso

 

Sevilla

Casa de Pilatos

 

Sevilla

Casa de Pilatos

 

Fotograficamente parlando mi ha colpito El Parasol    un’enorme struttara moderna in legno che ben si integra nel tessuto urbanistico della città e dalla cui sommità si gode della vista di tutta Siviglia

 

Sevilla

 

 

Sevilla

 

 

Sevilla

 

 

Sevilla

 

 

 

 

Durante il soggiorno sevillano scopro che si sarebbe tenuta una corrida e decido di assistere a quella che per gli spagnoli è un’istituzione. Comprato il biglietto  e seduto nel loggiato superiore (perchè lì l’ombra era garantita) assisto a quello che si è rivelato uno spettacolo intenso e crudele. Caso vuole che l’ultimo toro è riuscito a vendicare quelli che lo avevano preceduto incornando ben due toreri prima di soccombere. Un’ulteriore crudeltà ma in quegli istanti ho tifato per il toro.

 

Sevilla

 

Da non perdere Plaza de España ,  l’area dell’esposizione universale, anzi gironzolando lentamente si possono scattare fotografie interessanti

 

Sevilla

 

 

Sevilla

 

 

 

Sevilla

 

 

Da Siviglia ci si può spostare, per una gita in giornata a Cordoba. Qui si trova la famosa Mezquita ,

 

Sevilla

 

visitatela con calma, gustatevi ogni decoro, guardate attentamente tutto quanto e ascoltate la storia di questa moschea-cattedrale unica al mondo.

 

Sevilla

 

 

A Cordoba ci arrivate con il treno ad alta velocità in circa 40 minuti. Il resto della città non è nulla di particolare se non per la parte antica (seppur molto rimaneggiata) e per il quartiere ebraico con la Sinagoga che, purtroppo, è troppo spesso chiusa al pubblico.

 

Sevilla la maravillosa.

Buon viaggio

 

aereo

 

SIENA, LA CITTA’ CHE NON TI ASPETTI

SIENA, LA CITTA’ CHE NON TI ASPETTI

 

Piazza del Campo

 

 

Siena, una città che immediatamente evoca il Palio dell’Assunta.
Sono partito con questa convinzione ed immaginavo di risolvere il tutto in un paio di giorni ed è stato un errore. Siena non è solo il Palio, è molto di più.

Troviamo alloggio nell’agriturismo Siena Charme

una splendida villa con parco, piscina e vasca idromassaggio, ospiti gentilissimi e molto disponibili e, guardando verso la città, una vista superlativa sulla Torre del Mangia  e sul Palazzo Pubblico o Palazzo Comunale. Se lo sguardo si sposta dall’altro lato riusciamo ad abbracciare con un unico colpo d’occhio le colline del senese

Siena

 

Dopo aver depositato i bagagli ci spostiamo in città per una prima visita orientativa, non prima però di aver prenotato al ristorante Bagoga (i nostri ospiti hanno gentilmente telefonato per noi riservandoci un tavolo per la sera), il ristorante renderà onore alla sua fama presentandoci uno squisito tagliere di affettati misti, un piatto di pici al ragù bianco di cinta senese, una fiorentina di chianina a dir poco superlativa, il tutto annaffiato con del chianti DOCG. Il conto ci lascerà piacevolmente sorpresi. Consigliatissimo.

Ci imbattiamo subito nella sfilata della contrada del Drago e assistiamo allo spettacolo degli sbandieratori tra urla e rulli di tamburi. Gironzoliamo lentamente per assaporare i colori ed i profumi e ci ritroviamo a Piazza del Campo. Qui mi perdo nel fare foto e nel cercare l’angolo migliore od insolito, mentre mi guardo intorno sento un intenso profumo di caffè ed entro nel bar ad angolo all’estremo della piazza. Al Piano superiore c’è un bellissimo terrazzino dal quale si gode la vista di tutta la piazza

Siena

 

Siena

 

ma da qualunque lato od angolo si guardi quesa stupenda piazza si rimane a bocca aperta, una serie infinita di locali, bar, trattorie, ristoranti e pasticcerie la cinge in un abbraccio ed invita a lasciarsi andare senza badare alle calorie, inebriati dai profumi di dolce e salato mescolati agli aromi del caffè. Sulla piazza molti giovani chiacchierano beatamente seduti per terra con accanto una bibita ghiacciata,da ogni parte giunge il suono di una risata mentre l’immancabile gruppo di turisti giapponesi procede compatto, guardando tutti insieme nella stessa direzione, scattando raffiche di fotografie a tutto ed a tutti. Sembra quasi che vogliano catturare tutti i frammenti dell’anima di un mondo a loro sconosciuto, conservarlo nella scheda di memoria per poi ricomporlo quando saranno tornati a casa.

DSC_0780m

 

Nel tardo pomeriggio ci ritroviamo a gironzolare senza una meta, con il solo scopo di scoprire qualche angolo particolare.

DSC_0832m

 

Il giorno successivo, appena passate le mura, ci ritroviamo di fronte alla Basilica di San Francesco, la cui prima costruzione iniziò nel 1228, la prima chiesetta fu poi ampliata nel tempo e rimaneggiata più volte come conseguenza di incendi ed incuria fino ad avere l’aspetto attuale

 

S. Francesco

 

Accanto alla basilica si trova un bellissimo chiostro attraverso il quale si accede all’Università

 

Chiostro di S. Francesco

 

Molte sono le cose ed i luoghi da vedere, Il Duomo in primis perchè è un vero gioiello e da solo merita il viaggio fino a Siena, è costruito in stile romanico-gotico italiano ed è una delle più significative realizzazioni in questo stile in Italia

 

Duomo

 

L’intermo del Duomo è di una bellezza unica, ricco di marmi colorati e di lavori sopraffini

 

Duomo Siena

 

Da non perdere la salita al tetto, all’esterno ed all’interno del Duomo, (prenotare) per godere in un sol colpo d’occhio della vista fino alle crete senesi,

DSC_0904m

 

DSC_0731m

 

Interessante anche la vista dall’alto, all’interno del Duomo

 

Duomo Siena

interno

 

il Facciatone che doveva essere la facciata della nuova chiesa, quando Siena rivaleggiava con Firenze, ma la peste e la conseguente carestia ne bloccarono i lavori. Rimane come testimonianza di quello che sarebbe potuto essere.

DSC_0903m

 

Dal Facciatone si riesce ad avere sott’occhio tutto il centro di Siena

 

Siena

 

Molto interessante anche la Libreria Piccolomini alla quale si accede dall’interno del Duomo

 

Libreria Piccolomini

 

 

Prima di lasciare il complesso costituito dal Duomo, dal Facciatone e dalla Galleria Piccolomini concedetevi un quarto d’ora per visitare il rosone originale del 1200, ora sostituito da una copia per evitare gli insulti del tempo, ed il museo che raccoglie le statue originali

 

Siena

 

San Domenico, L’eremo di Santa Caterina

DSC_0821m

 

 

Passeggiare di sera è molto piacevole, la città si svuota e la si può gustare con un ritmo lento

 

DSC_0801m

 

S. Domenico

 

Insomma Siena è molto più del Palio, è uno scrigno ricco di tesori.
Non scordate di gustare lo street food tipico del luogo: un ottimo panino con prosciutto di cinta senese oppure porchetta accompagnati da un bicchiere di chianti DOCG, lo troverete in tante piccole botteghe e alimentari. Ve lo serviranno con un sorriso d’intesa.

Budapest, città d’arte

BUDAPEST, città d’arte

 

 

« Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia »(da Danubio di Caludio Magris 1986).

La descrizione di Budapest può davvero essere riassunta in questa frase.
Capitale dell’Ungheria è formata da Buda e da Pest ed è la città simbolo della mitteleuropa. Si sviluppa, in modo sinuoso ed armonico, partendo da Pest, più viva, giovane e modaiola e, attraversando il Danubio, continua sulle colline dove si trova Buda, più antica ed austera. Per chi ha già viaggiato nella mitteleuropa la descriverei come la sintesi tra due capitali molto note: Vienna e Praga, nel senso che si possono ritrovare in ogni dove le testimonianze di quello che fu l’impero austro-ungarico, l’opulenza del XIX secolo, l’arte, la cultura ed il desiderio di primeggiare tipico dei regni del periodo ma anche la vitalità e l’allegria di una città abitata da giovani come Praga, un fiume navigabile, locali e musica ad ogni angolo

 

 

 

Budapest

 

 

Ci sono stato a maggio per un fine settimana di 3 giorni, insufficenti per viverla come meriterebbe ma più che abbastanza per far nascere il desiderio di tornarci. Le cose da fare ed i luoghi da visitare sono tantissimi, in elenco sparso il Parlamento (indispensabile la prenotazione online perchè si può visitare SOLO con visite guidate),

 

 

 

Parlamento, Budapest

 

 

il Palazzo del Parlamento visto dalla piazza antistante

i ponti (delle Catene, della Libertà, ponte Margherita con l’isola annessa, ponte Elisabetta), la chiesa di San Mattia ( la chiesa dove Sissi è stata proclamata Regina di Ungheria)

 

 
Budapest, notturno

Ponte Elisabetta in Notturna

 

 

Ponte della Libertà, Budapest

Ponte della Libertà

 

 

DSC_0010m

Ponte delle Catene

 

 

Da visitare anche il borgo antico, che si trova a Buda ed il bastione dei pescatori dal quale si gode di una superlativa vista panoramica sul danubio e su una larghissima porzione della città,

DSC_0020m

 

 

nel borgo antico non si può ignorare la chiesa di San Mattia, all’interno della quale la moglie dell’imperatore Franz Joseph I von Österreich, universalmente conosciuta come Sissi , venne incoronata regina d’Ungheria.

La caratteristica di questa chiesa è quella di essere completamente affrescata in ogni dove,

 

 

DSC_0140m

Navata centrale di S. Mattia

 

 

DSC_0164m

Altare maggiore di S. Mattia

 

Degni di nota il Museo Ebraico e la Sinagoga (anche questi da prenotare online prima della partenza), la chiesa di Santo Stefano con la vista della città dalla cupola, la Galleria Nazionale Ungherese, il Palazzo dell’Opera (visitabile all’interno ma solo su prenotazione), la sponda del Danubio ai piedi del Palazzo del Parlamento dove si trova l’installazione che ricorda il massacro degli ebrei.

Le scarpe sulle rive del Danubio è un’opera del regista Can Togay, realizzato insieme allo scultore Gyula Pauer, che si trova a Budapest.

L’opera raffigura delle scarpe poste sulla sponda del Danubio sul lato di Pest e ricorda un massacro di cittadini ebrei compiuto dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate durante la II guerra monsiale.

 

 

DSC_0115m

 

 

 

Una passeggiata lenta e curiosa la merita viale Andrassy (tempio della moda e dei negozi ma anche dei palazzi di lusso del ‘900) che attraversa tutta la città da un capo all’altro e termina nella piazza degli eroi oltre la quale si trova il parco Varosliget, nel cui interno si trovano le Terme Szechenyi ed il castello Vajdahunyad (e qui devo confessare di essere stato poco accorto, ho lasciato la reflex in hotel ed ho mancato un’ottima occasione per fare qualche foto).
Un capitolo a parte meritano le terme, a Budapest se ne trovano diverse, perchè non si può sostenere di aver vissuto la città senza dedicare un pomeriggio/sera ad un bagno termale. Acqua calda che scorga dal terreno, giochi di fontane e correnti create artificialmente, saune, massaggi ed altro ancora. Le cifre sono abbordabili (15 euro per il percorso completo) e danno un senso di soddisfazione totale.

A Budapest si mangia e si beve molto molto bene, da provare una sera in birreria/trattoria al pub For Sale , situato di fronte al mercato centrale (che merita una visita da solo, attenzione che chiude alle 18.00 in punto) e il ristorante Menza, ambiente anni ’70 e cucina raffinata oltre che curata. Le serate devono / possono concludersi nei romkert, una serie di cortili che ospitano locali giovani e di tendenza nel quartiere ebraico, dove gustare una buona birra od un drink ascoltando musica di tendenza.

Se preferite la calma e la tranquillità godetevi una passeggiata notturna per le vie di Budapest curiosando qua e là, non mancheranno gli spunti per meravigliarvi della bellezza di questa città che è legata al suo passata ma che guarda dritta al futuro.

 

 

 

DSC_0101m

 

 

il Parlamento visto dal ponte delle catene
Ponte delle Catene, Budapest

Ponte delle Catene